Dialogo Sociale Europeo

AISL_O  ha chiamato le parti sociali a  un confronto sul  Dialogo Sociale Europeo, modello di riferimento  per le  relazioni industriali promosso dall’ Europa la cui maturazione passa attraverso nuovi equilibri tra nazionale e sovrannazionale, rappresentando il tassello fondamentale per la legittimazione e l’efficacia delle politiche sociali a livello europeo. Il dialogo sociale richiedendo  una stretta collaborazione tra   le organizzazioni sindacali, le organizzazioni degli imprenditori e le Istituzioni pubbliche garantisce alle parti sociali un ruolo essenziale nella governance dell’UE in quanto contribuisce a definire, a livello sovrannazionale le norme sociali europee. La diffusa sensazione che l’ordinamento comunitario ha privilegiato la componente economica del mercato rispetto alla componente sociale e che coinvolga raramente, o solo in via informale , le parti sociali è di fatto confutata da una serie di direttive  europee, recepite a livello nazionale da decreti leggi, che spingono ad un ordinamento europeo che faccia della politica sociale uno dei tratti caratterizzanti. Rendendo esplicito sul piano normativo il dialogo sociale, l’Unione Europea riconosce alle parti sociali la possibilità di diventare i principali operatori nella costruzione dell’Europa Sociale. In concreto con lo strumento del DSE le parti sociali hanno la possibilità di affrontare temi  rilevanti quali  l’occupazione, la modernizzazione del mercato del lavoro, il miglioramento delle competenze e delle qualifiche dei lavoratori, la promozione delle pari opportunità . I motivi per cui in Italia questo strumento  è poco conosciuto, quali sono le sue potenzialità e conseguenze sulla regolamentazione del lavoro, quale la sua diffusione negli altri Stati membri dell’Unione, sono stati gli argomenti oggetto del dibattito che si è svolto   il 14 marzo 2014  in Palazzo del GalloForo Traiano 1a pressogf studio”. Il Dialogo sociale può contribuire a vincere le diffidenze nei confronti dell’Europa e ad affrontare le sfide poste dai problemi dello sviluppo economico, della competitività e dell’occupazione.. Diventa pertanto necessario migliorare il diritto all’informazione e consultazione dei lavoratori,  inserendo    nel Sistema Italia i principi che ispirano il “Dialogo Sociale Europeo”  e che assicurano l’istituzione di un Comitato Aziendale Europeo o un’apposita procedura d’informazione e di consultazione delle parti sociali. Il giornalista e docente in politiche del lavoro  ROMANO BENINI ha moderato il dibattito ed hanno  partecipato P.CANNAVO’ Presidente FECC – Federazione Europea dei Manager delle Costruzioni, Luigi CAPRIOGLIO Segretario Generale CEC –  Conféderation Européenne des Cadres, M.CERCHIARA Presidente Consulegit, – Confederazione Studi di Legistica Internazionale,  M. G. DE ANGELIS    Presidente AISL_O, M. MATARAZZO Head Office Conféderation Européenne des Cadres per il Dialogo Sociale Europeo, M. ORIFICI  Direttore Area Lavoro UNINDUSTRIA – Confindustria, M.  TRIPALDI  V. Presidente AIDP – Associazione Italiana Direzione Personale, G. VITALI Presidente INFORQUADRI Federazione Quadri Informazione Scientifica e Ricerca. MARIA GRAZIA DE ANGELIS Presidente AISL_O,  dichiara: “L’attuazione nelle imprese e nei gruppi di imprese di dimensioni comunitarie di una procedura per l’informazione e la consultazione dei lavoratori rappresenta un banco di prova per chi vuole veramente dare impulso a un ammodernamento delle relazioni industriali anche  in chiave organizzativa. Da questo punto di vista nel prossimo semestre di presidenza italiana sia le parti sociali che il Governo Renzi possono misurarsi in una sfida costruttiva dove possono vincere tutti”. ROMANO BENINI afferma con decisione: “ solo dalla condivisione di regole e strumenti comuni sulle relazioni industriali e per il dialogo sociale è possibile un’Europa del lavoro e della collaborazione tra le nazioni e limitare gli effetti distorsivi del mercato finanziario e della competizione.” Secondo PAOLO CANNAVO’: “ Il Dialogo Sociale Europeo è uno strumento complesso, ma efficace in Europa, in grado di creare un’etica industriale condivisa in EU27. Il sistema integrato delle Costruzioni sembra essere quello più idoneo a introdurlo inizialmente in Italia”. Secondo MICHELE TRIPALDI’:  “E’ forse giunto il momento in Italia, partendo dagli spunti e dalle indicazioni provenienti dal Dialogo Sociale Europeo, di riprende quella parte “sana” della nostra tradizione sindacale legata alle relazioni industriali “responsabili” e che ha visto, ad esempio nella politica dei redditi e nella concertazione degli anni 90, un importante strumento di confronto e di gestione delle principali leve socio-economiche del sistema paese. Per troppo tempo, nell’illusione di “liberarsi” da lacci e lacciuoli si è inteso “procedere divisi”, nell’illusione che la vera libertà sia la solitudine e non invece una sana e costruttiva “partecipazione responsabile”. Questa crisi, che non è più congiunturale ma “geologica”, ce lo impone!”. L’Avv. MAURIZIO CERCHIARA ha evidenziato come “nell’ambito  “Dialogo Sociale Europeo” sono auspicati accordi per l’applicazione dell’istituto della partecipazione del lavoratore subordinato ai profitti dell’azienda, promuovendo così il superamento della netta distinzione tra lavoro subordinato e lavoro autonomo. Ha altresì sottolineato la necessità che le parti sociali pretendano la regolamentazione della Fnanza  affinché non scarichi più i suoi devastanti effetti sull’economia reale, fondata sul lavoro e sull’impresa”.

Dal pubblico interviene:

Sergio GRAZIOSI, Presidente onorario della FICT (Federation Européenne des Cadres des Transports) il quale ha avuto modo di constatare come “la FICT ha più volte tentato di inserirsi nelle commissioni del dialogo europeo  settoriale senza però riuscirci. Infatti  tali commissioni, dove siedono rappresentanti del mondo delle imprese e del mondo sindacale sono praticamente monopolizzate dalla CES ,Confederazione europea dei Sindacati, dove militano le nostre CGIL, CISL e UIL. La CES che  organizza anche i Cadres nell’associazione  EUROCADRES, si è  blindata e non permette l’acceso a nessuno. Mentre la Commissione è disponibilissima al dialogo sociale informale. Infatti più volte è stata accolta la nostra  richiesta di incontrare i tecnici della DGTREN, Direzione Generale Trasporti ed Energia della Commissione, per illustrare il nostro punto di vista su temi specifici. Purtroppo di queste cose in Italia non si parla praticamente mai, anche giornali di indiscusso prestigio quando parlano di Europa è in generale  per sottolineare i vincoli che ci impone, favorendo così nei cittadini la sensazione di uno stato costrittivo.Fernando CECCHINI, esperto di disagio lavorativo e mobbing, ha sottolineato “la scarsa sensibilità e attenzione da parte di tutte le parti preposte nell’applicazione degli accordi europei  già consolidati. L’ accordo quadro autonomo circa lo “stress da lavoro correlato”, firmato nel 2004 doveva essere attuato nel 2007; in realtà è stato completamente ignorato sino al momento in cui è stato incluso nel D.lgs. 81/08 nel 2008, inserendo il contenuto di un “gentlemen’s agreement” in un contesto legislativo non molto adatto, e quello riguardante “molestia e violenza sul lavoro” firmato dalle parti sociali europee nel 2007 e attuabile allo scadere di 3 anni di cui ad oggi neanche si parla. Conclude Maria Grazia DE ANGELIS presidente AISL_O  affermando che dal dibattito “è emerso come il trasferimento di potere alle Istituzioni comunitarie costituisce una “esternalità” che costringe le parti sociali nazionali ad allargare i propri ambiti relazionali e strategici verso una dimensione sovranazionale che richiede un salto culturale ed una vera tensione verso il “bene comune”. Allo stato attuale in Italia rimane  ancora  inespresso quel livello relazionale tra le parti sociali  che, nella maggioranza dei paesi membri, determina i contenuti del rapporto di lavoro e provvede alla distribuzione della ricchezza prodotta dal Paese secondo criteri di equità e solidarietà sociale”.

Redazione Press Italia
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