Angelo Bruscino Presidente Giovani Imprenditori CONFAPI

Il neo Presidente ci parla in questa intervista in esclusiva della “sua” CONFAPI.

Intervista di Paola Pacifici

59305_10150257082675245_4523054_nPresidente, la sua recente nomina a livello nazionale è indubbiamente, per Lei, una grande soddisfazione. Qual è e come è la Confapi – Giovani Imprenditori, oggi? La nuova nomina è una grande soddisfazione, ma soprattutto una forte responsabilità nei confronti delle tante PMI che ho l’onore di rappresentare. Il gruppo Giovani di Confapi è oggi promotore di un’azione nuova, dinamica e proattiva nei confronti di tutti i suoi stakeholder. Pensiamo che il nostro ruolo sia soprattutto di proposta, di realistico ottimismo, verso le cose che si devono migliorare e soprattutto di esempio per le cose che nelle nostre aziende siamo riusciti a cambiare per far fronte alla crisi degli ultimi anni.

La situazione dei giovani imprenditori, in Italia, dove ed in quali settori sente di più la crisi? La crisi si sente in tutti i settori, in particolare in quelli dove la committenza pubblica è prevalente, ma prima di ogni cosa la crisi si sente lì dove il nuovo vuole nascere, ad esempio nelle neocostituite imprese di molti giovani imprenditori che non vengono finanziate dal circuito bancario perché non hanno due bilanci approvati. In questo modo molte delle nuove iniziative imprenditoriali non riescono neanche a partire a causa della mancanza di credito morale e materiale.

Cosa spinge una giovane o un giovane a diventare imprenditore? In primis, come dimostrano le tante statistiche in Italia, la mancanza di alternative spinge a puntare su se stessi, molti ragazzi con determinazione e coraggio quindi si rimboccano le maniche e tentano l’impresa. Nonostante i tantissimi ostacoli spesso riescono: quando la loro creatività e la loro caparbietà riesce ad abbattere il muro della Burocrazia, del Credit Crunch, della crisi, nessuno riesce più a fermarli, e questi figli della crisi continuano a diffondere il mito del brand Italia nel mondo.

Presidente per la sua nomina nazionale ha lasciato la Confapi della Campania, come è la situazione in quella regione? La Campania vive da 10 anni una profonda recessione, la produzione di ricchezza della regione è tornata ai valori del 1977, ma, nonostante questo, non è immaginabile far ripartire il Mezzogiorno senza passare per questo territorio, anzi come dimostrano le statistiche la provincia di Napoli dopo quella di Milano resta la più prolifica in termini di natalità di nuove e giovani aziende.

Come è cambiata la tipologia del giovane imprenditore da 50 anni ad oggi? Più del giovane imprenditore è sicuramente cambiata l’impresa e il modo di farla. Oggi l’impresa, soprattutto quella di successo, si basa sempre più su paradigmi dell’economia della conoscenza, dove alla creatività si abbina l’innovazione tecnica, l’intuizione basata sull’applicazione del design, sulle nuove tecnologie come internet e le app. Essere un giovane imprenditore significa quindi oggi soprattutto essere preparato, fare scelte non improvvisate, con una buona dose di coraggio.

Cosa vuole oggi il mercato italiano?  Il mercato Italiano, vuole soprattutto novità e qualità, siamo abituati a prodotti e servizi di buon livello, resistere sul mercato significa spesso trovare soluzioni che riescano a innovarli e nel contempo, dove possibile, a diminuirne il prezzo.

Ed il mercato europeo come accoglie i nostri imprenditori? In un paese straniero in crisi crescono sempre le esportazioni, aiutando così il mercato, è cosi anche per noi? Il mercato europeo, ma bisognerebbe forse dire il mercato globalizzato, resta molto interessato al brand Italia e molte imprese nazionali sono senza dubbio riuscite a superare questo momento difficilissimo aprendosi al resto del mondo e con fantastici risultati. Una nazione come la nostra, tuttavia, il secondo paese manifatturiero d’Europa, non può e non vive di solo export. Deve assolutamente ripartire il mercato interno! Puntare decisamente sull’internazionalizzazione ci ha obbligato a innovare processi, personale, a rendere le nostre imprese più competitive e al passo con il resto del mondo, ma adesso tocca anche all’Italia fare la sua parte e risalire la china.

La Confapi e la Comunità Europea. Quanto quest’ultima è “ vicina” ai giovani? Abbiamo nella mia generazione un serio problema di riconoscibilità, siamo cittadini europei a tutti gli effetti, ma ne abbiamo una bassa consapevolezza. Il nostro gap deriva soprattutto da un sistema di formazione e burocratico che nel recentissimo passato non ha avuto lo stesso passo delle innovazioni politiche ed economiche che hanno caratterizzato l’Italia e l’Europa. A ciò si aggiunge l’impreparazione o l’incapacità della nostra politica di fare squadra e portare avanti a livello comunitario politiche attive per le nostre imprese e il nostro paese. Basti pensare alle call per Horizon 2020, tagliate spesso per aziende di dimensione medio-grande, tipico modello franco-tedesco, mentre poca roba resta per le Pmi che in Italia rappresentano il 90% del totale delle imprese e quindi la spina dorsale del nostro sistema economico. Ci vorrebbe un’Europa più attenta a queste particolarità, ma soprattutto Italiani più preparati che in Europa facciano meglio il loro lavoro.

Il mercato, la crisi, le banche. Quali dei tre elementi è il “problema” più forte? O ce ne sono degli altri? Secondo lei Presidente quali sono le soluzioni? La verità è purtroppo non ci sono ricette a senso unico, negli ultimi 4 anni il nostro sistema bancario ha erogato 100 miliardi in meno alle imprese, il ritardo dei pagamenti della pubblica amministrazione è di circa pari importo e il mercato interno anche a causa dell’aumento dell’iva, di nuove tasse etc., resta fortemente depresso. Le soluzioni? Le riforme strutturali di cui si parla da almeno 30 anni: una riforma del fisco, una straordinaria semplificazione burocratica, un taglio importante del cuneo fiscale che abbatta il costo del lavoro senza penalizzare i lavoratori. Se penso al possibile aumento dell’iva che dovrebbe far scattare tra 300 giorni l’aliquota dal 22% al 25%, sento i brividi.

Lei ha in Italia diverse aziende, con centinaia di dipendenti, per il recupero delle materie prime che derivano dalla raccolta differenziata, quindi sono imprese moderne, dei giorni nostri e soprattutto con dati provenienti da diverse regioni. È quindi molto importante “ guardare bene il mercato”? È importante studiare il mercato, non improvvisare, cercare di essere scientifici quando è possibile e non abbandonare mai l’animus dell’imprenditore, rischiare ma con coscienza, essere Foolish nel tentativo di inventare soluzioni dove non ci sono, ma soprattutto guardare avanti, il presente per gli imprenditori resta la migliore occasione per costruire il domani.

Quali sono le tre regole principali che un giovane imprenditore deve tener presente per aprire la sua azienda ed avere successo? Coraggio, per affrontare i problemi che sembrano insormontabili, Consapevolezza del mercato, della propria idea. Responsabilità perché le proprie scelte influiranno spesso su molte persone e il fare impresa resta imprescindibilmente legato alla creazione di benessere sociale e diffuso

Ogni crisi economica porta sempre dei cambiamenti importanti nel mondo finanziario. Questa crisi cosa ha già cambiato e cosa ancora cambierà? Questa crisi ha determinato almeno in parte un cambiamento di prospettiva, oggi si è più consapevoli che è il fare le cose, produrre beni e servizi il mestiere di imprenditori e Nazioni e che la finanza deve ritornare ad essere uno strumento per agevolare questo processo, non l’obbiettivo. La speculazione economica è quella che ha causato l’inizio di questa crisi, oggi molti paesi che in passato erano orientati solo alle transazioni finanziarie hanno riportato a casa le loro aziende, il fenomeno del Reshoring è ormai noto e determinante nei paesi anglosassoni e negli stessi USA, si è tornati consapevoli che è la fabbrica a determinare ricchezza e benessere diffuso, mentre la finanza serve spesso ad arricchire pochissimi ed impoverire moltissimi.

Il nostro Paese, come diciamo noi italiani che lavoriamo all’estero ha “tutto” per poter essere il Paese “ più ricco del mondo”, infatti ogni settore è vincente … dall’arte, alla storia, alla cultura, alle aziende, alla moda, alla gastronomia. Quindi perché non lo è…? Per tantissime ragioni che preferisco sintetizzare cosi : abbiamo dimenticato una legge fondamentale del divenire, innovare è l’essenza del successo, tutto quello che noi definiamo tradizione oggi è stato in passato un momento di grande innovazione. Nel rinascimento, come negli anni sessanta del ventesimo secolo, questo paese era all’avanguardia nella ricerca, artistica, scientifica, imprenditoriale. Poi abbiamo pensato che i successi ottenuti dovessero diventare tradizione e come tali restare congelati nel tempo. Non è cosi: si vince quando si arriva primi, quando si facilita il processo di rinnovamento, quando si sceglie di non aspettare, ma correre, quando invece del frattempo si mette come primo obbiettivo il domani. Noi invece abbiamo deciso ed amato guardare troppo al passato, dimenticandoci del futuro.

In un paese democratico le piccole e medie imprese, i giovani imprenditori sono il “motore principale”, in Italia è stato così, lo è e lo sarà? L’Italia ha sempre avuto una Meglio Gioventù che fatto la sua parte a determinare la riuscita e il futuro del paese, anche questa volta sono sicuro che la nostra e la prossima generazione faranno la loro parte nel definire un futuro roseo per il nostro paese. I giovani sono il motore principale dell’Italia ancora oggi. Anche se molti per necessità o sfiducia sono andati via, non mancano da lontano di essere magari involontari esportatori del gusto, della moda, dell’arte italiana e quindi anche inconsapevolmente continuano a far crescere il nostro paese. Il compito di chi è restato resta invece quello di dimostrare che anche un paese bloccato come il nostro può cambiare, se i suoi giovani lo vogliono davvero.

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Angelo Bruscino: Imprenditore impegnato nella Green Economy, riveste il ruolo di amministratore e socio di importanti imprese impegnate nel recupero delle MPS derivanti dalla raccolta differenziata e alla depurazione delle acque. Giornalista, Iscritto all’ Ordine come Pubblicista è autore di numerosi articoli per quotidiani nazionali e regionali in materia economica, politica e di sviluppo sostenibile, è stato componente del Comitato Scientifico del quotidiano Terra. Docente in numerosi corsi di formazione in campo ambientale, aggiorna costantemente l’approfondimento e lo studio di nuove possibilità per lo sviluppo di un economia e una cultura sostenibile. Ricopre diversi ruoli in Confapi (federazione delle PMI Italiane), da ultimo quello di Presidente dei Giovani Imprenditori e membro della giunta nazionale senior. Nella sua attività di scrittore e saggista, ha già pubblicato nel 2008 per Libreriauniversitaria.it , un saggio dal titolo “Lo Sviluppo Ecosostenibile”, per lo stesso editore ritorna in libreria con : “Il Tursimo Sostenibile” per indagare ed osservare le nuove frontiere del viaggio, nate dal connubio tra l’ attività turistica e l’ attenzione all’ ambiente, scoprendo migliore e più emozionante delle destinazioni, “il futuro del pianeta”. L’ultimo lavoro edito da Tullio Pironti si intitola : “Quanto ci costa essere Italiani” Diario della giovane impresa ai tempi della crisi. Tra gli ultimi riconoscimenti ricevuti sono degni di nota: l’Attestato di Finalista per l’anno 2004 e per il biennio 2005/2006 del prestigioso “Premio Marrama per giovani talenti”, della Fondazione Banco di Napoli. Il Premio di Rappresentanza che il Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, ha voluto riconoscere per l’organizzazione del convegno “Legalità a Napoli, l’ impresa possibile” del Marzo 2011. La Menzione Speciale “Medaglia di Bronzo del Corpo Consolare di Puglia, Basilicata e Molise” per il servizio “Ambiente, l’Europa guardi all’India” nell’ ambito del Concorso Internazionale “Giornalisti del Mediterraneo”. Il Premio Sele d’Oro Mezzogiorno 2011 sezione Saggi Bona Praxis per l’impegno profuso a favore della legalità. La Menzione d’Onore  per il volume “Il Turismo Sostenibile” al XVIII Premio Letteraio Internazionale Trofeo Penna d’Autore 2011.

CONFAPI: dal 1947 al servizio delle Piccole e Medie Imprese in Italia

La CONFAPI, Confederazione italiana della piccola e media industria privata, è nata nel 1947 e rappresenta oggi gli interessi di oltre 94.000 imprese manifatturiere, con circa 900.000 lavoratori dipendenti. La CONFAPI opera con mezzi e finalità che rispecchiano la filosofia di gestione di una PMI. Infatti, le risorse umane nelle piccole e medie imprese, rispetto alle grandi aziende, sono maggiormente valorizzate grazie a una collaborazione più stretta e un’attività professionale più prossima all’imprenditorialità. La peculiarità degli interessi e delle modalità di sviluppo dell’impresa piccola e media è una ricchezza del sistema produttivo italiano: adattabilità e flessibilità sono le qualità salienti dell’azienda italiana, modello di riferimento anche per altri Paesi. La CONFAPI, in oltre sessant’anni di storia, ha contribuito allo sviluppo delle PMI, supportandole in tutte le scelte dettate dal mutare degli orizzonti economici. CONFAPI è una parte sociale riconosciuta e come tale svolge funzione di rappresentanza dell’identità, degli interessi e delle aspettative della piccola e media industria italiana. Per poter espletare tale funzione – che prevede interventi di consultazione, progettazione e programmazione nell’ambito di organismi tecnici e politici – CONFAPI è presente con propri rappresentanti in molteplici istituzioni, enti e organi della pubblica amministrazione italiana. Vede come sue associate delle organizzazioni provinciali e regionali in tutte le 20 regioni d’Italia, ed è dal 2013 un membro di CEA-PME.