Per quanto rappresenti sempre più un tema di attualità scottante, è difficile giungere ad una definizione approvata da tutti, che sia – pertanto – universalmente ritenuta esaustiva e soddisfacente

Bioetica-inDi certo, della bioetica si può dire che si occupa dello studio dei problemi morali e sociali legati alla ricerca scientifica in campo biomedico (manipolazioni genetiche, trapianti d’organo, sperimentazioni mediche, etc.), e che si tratta di una materia interdisciplinare tra scienze biomediche e scienze umane. Si va dalla biologia alla medicina, dalla filosofia morale al diritto, con vasti cenni ad altre materie ancora.
Pur in assenza di una univoca definizione di bioetica, ecco a seguire quella personalmente creata in occasione di un articolo pubblicato nel gennaio 2005 per il sessantennale bimestrale culturale «Silarus», riportata successivamente in un volume dedicato alla bioetica animalista:
“La bioetica è una disciplina recente che si occupa delle questioni morali che sorgono parallelamente al rapido progredire della ricerca biologica e medica. (…). Si parla per la prima volta di bioetica nel 1970, all’interno di un articolo dell’oncologo americano Potter[1] (…). Sono assai numerose le problematiche legate alla bioetica, e l’opinione pubblica ne viene sempre più coinvolta nella vita quotidiana, anche per mezzo dei mass-media. Pensiamo, solo per fare alcuni esempi, a: clonazione, utilizzo delle cellule staminali, ingegneria genetica, procreazione assistita, sperimentazione clinica dei farmaci, trapianti d’organo nell’uomo, aborto, accanimento terapeutico, eutanasia, problematiche ambientali da compromissione dell’equilibrio biologico. Dagli anni Settanta ad oggi sono sorti molti centri privati e comitati pubblici di bioetica. In Italia il Comitato Nazionale di Bioetica è stato fondato nel 1990, ed è organo consultivo della Presidenza del Consiglio dei Ministri. (…). Comitati etici sono presenti in tutte le strutture sanitarie pubbliche italiane (AA.SS.LL., aziende ospedaliere, etc.), e sono composti da personale medico e paramedico, da esperti in psicologia clinica, filosofia, sociologia, materie giuridiche, teologia, etc.. Stanno nascendo bioeticisti in senso stretto, in virtù dell’insegnamento accademico della Bioetica, non solamente come singola materia inserita all’interno di ‘Storia della Medicina’, di ‘Medicina Legale’ o di ‘Filosofia Morale’; difatti, nel 2001 è stata eretta la prima facoltà di Bioetica al mondo (…), in Roma”[2].
In ogni caso, esistono svariate definizioni di bioetica. Per fare solo un esempio, tra quelli più noti e rilevanti in campo internazionale, Warren T. Reich, professore della Georgetown University di Washington, nella seconda edizione della sua Encyclopedia of Bioethics (perfezionando quella precedentemente fornita – nel 1978 – in occasione della prima edizione del suo lavoro) definisce la bioetica come: “(…) lo studio sistematico delle dimensioni morali – inclusa la visione morale, la condotta e le politiche – delle scienze della vita e della salute, utilizzando varie metodologie etiche e con un’impostazione interdisciplinare”[3]. Reich aggiunge anche che si tratta di uno studio sistematico delle dimensioni morali delle scienze della vita e della salute, includendovi anche i problemi sociali e ambientali legati alla salute. Negli anni successivi, il professor Reich è stato tra i fondatori del Kennedy Institute of Ethics, all’interno della stessa Georgetown University.
La Bioetica, quale materia di studi accademici, vanta al proprio interno numerose sezioni che non fanno altro che rapportare la bioetica stessa ad altre materie opportunamente correlabili; per cui, sentiremo parlare di ‘Bioetica e Diritto’, ‘Bioetica della fase terminale della vita’, ‘Bioetica nell’atto medico’, ‘Bioetica e Psichiatria’, ‘Bioetica ed Ambiente’, etc..
Entrando maggiormente nel dettaglio, nei corsi accademici di bioetica, si studiano: la giustificazione epistemologica dell’etica nelle scienze sperimentali, l’etica dell’atto medico e del rapporto medico/paziente, il rapporto tra etica e diritto (compresi i ruoli del diritto civile, penale ed amministrativo nella tutela della vita umana e della salute), l’etica nella sessualità umana e l’antropologia della sessualità, gli aspetti bioetici nelle politiche demografiche internazionali, l’etica della regolazione della fertilità, l’etica nella fase nascente della vita umana, lo statuto biologico ed antropologico dell’embrione umano, i problemi etici in neonatologia, la bioetica negli interventi medici sull’uomo, l’etica della sperimentazione in medicina, il concetto di morte cerebrale, l’etica dei trapianti di organi, i problemi etici delle trasfusioni e quelli correlati all’ingegneria genetica ed alle terapie genetiche, le problematiche etiche nella medicina del lavoro, l’etica dell’allocazione delle risorse, il concetto di qualità di vita ed il criterio costi-benefici nelle politiche di prevenzione e cura della popolazione, l’umanizzazione della medicina nella fase terminale della vita, letica ed il valore giuridico dei testamenti di vita e delle dichiarazioni di volontà dei pazienti, la bioetica e lambiente, le correnti ecoetiche attuali, i problemi etici correlati al rispetto della natura e degli animali.
Unautentica moltitudine di campi applicativi per la bioetica, che non deve sorprendere se si pensa che etimologicamente il termine indica letica della vita, da bios = vita ed ethos = etica; e dalla stessa radice greca deriva il vocabolo ‘ethikos’, che significa ‘teoria del vivere’, da cui l’odierno ‘etica’. Non a caso, tra gli svariati modi di indicare la definizione di bioetica ne va indicata una, più breve e semplice di quella personalmente ideata e prima citata, che indica nella bioetica (o ‘etica della vita’) la disciplina che riflette sul rapporto tra la libertà e la vita, tra il significato dell’azione dell’uomo ed il significato ontologico dell’uomo. Si tratta, comunque sia, di una disciplina alquanto recente (come detto, il termine risale al 1970) dedicata all’approccio alle questioni sollevate dal progresso scientifico e tecnologico, la quale ha il compito di dare risposte agli interrogativi che si susseguono nel corso dell’evoluzione della scienza e della tecnologia e delle loro possibili applicazioni sulla vita, in particolare quella dell’uomo. L’interrogativo centrale è il seguente: quanto è tecnicamente possibile è anche eticamente lecito? [4]
Per quanto concerne quella che potremmo definire come la bioetica nella storia, già ben prima che questa disciplina venisse riconosciuta e denominata in tal modo, va detto che se la bioetica, intesa come vocabolo, risale a poco più di quarant’anni fa, il dibattito etico-morale sulla vita giunge da molto più lontano. Difatti, fin dai tempi più antichi, la tutela della vita e dell’integrità fisica delle persone era elemento centrale della società umana, intorno al quale erano state predisposte leggi, norme di comportamento e stabilite consuetudini. I fondamenti della svolta etica, avvenuti nell’ambito della scuola ippocratica, consistevano nel principio fondamentale di non recar male al paziente, bensì di provvedere sempre al suo bene.
Con lo sviluppo delle conoscenze mediche e del perfezionamento dell’organizzazione dell’azione medica, l’attenzione si è spostata alla pratica medica in rapporto alla morale ed al diritto. Le più rappresentative opere in tal senso partono dal XVII secolo, con le cosiddette ‘questiones medico-legales’ (proprio con questo stesso titolo è stata pubblicata un’opera in nove volumi, tra il 1621 ed il 1651) del dottor Paolo Zacchia (medico personale dei pontefici Alessandro VII ed Innocenzo X, nonché consulente della Rota Romana e del sistema sanitario dello Stato del Vaticano), per approdare alla fine del secolo successivo all’elaborazione di un’autentica deontologia medica, fondata sui precisi doveri del medico. Successivamente, è stata ulteriormente sviluppata l’etica medica, dando impulso all’etica della vita e delle applicazioni mediche.
La bioetica affida le proprie valutazioni ad un approccio multidisciplinare che tiene in considerazione non solo gli aspetti scientifici, ma anche questioni medico-legali, giuridiche, psicologiche e sociali. La spinta allo sviluppo di questa nuova disciplina nasce dall’intreccio di fenomeni sociali e culturali:

  • capacità di gestire il grande potere offerto dal progresso scientifico;
  • consapevolezza dell’esistenza di diritti umani inalienabili, fondati sulla dignità della persona;
  • crollo del mito della neutralità della scienza;
  • necessità di ripensare il rapporto dell’uomo con il resto del pianeta [5].

Infine, per quanto concerne la bioetica nei confronti della scienza, la crescita esponenziale del progresso scientifico ha evidenziato due aspetti ambivalenti e contrapposti:

  • il miglioramento delle condizioni di vita;
  • il rischio di deriva verso l’autodistruzione dell’umanità.

Tutto ciò opportunamente premesso, piace sottolineare come gli ultimi due punti citati ci conducano verso il discorso della tecnoetica, fondato proprio sulla tendenza, talvolta esasperata ed egoistica, verso un incontrollato (e, spesso, solamente presunto) miglioramento delle condizioni di vita dell’uomo e sul conseguente rischio di deriva verso l’autodistruzione dell’umanità. Temi, questi, sempre più frequentemente trattati – anche se talvolta con colpevole superficialità ed eccesso di spettacolarizzazione – dall’arte cinematografica. Gli attuali modelli di vita chiamano la medicina (e non soltanto essa) ad assecondare richieste di soddisfazione di desideri indirizzati non soltanto verso la salute, com’è giusto che sia, ma anche – se non soprattutto – verso un malinteso senso di benessere, inteso sempre più come egoistica pretesa di bellezza estetica, di rifiuto dell’invecchiamento, di gaudentismo e di quant’altro riconduca all’insegna del relativismo etico. Diventa, pertanto, sempre più importante individuare comportamenti etici coerenti con il significato profondo ed immutabile della realtà dell’uomo e della propria vita, evitando pericolose derive conseguenti a scelte fondate sui disvalori del profitto, del gaudentismo, dell’individualismo.

[1]  Cfr. POTTER V.R., Bioethics: Bridge to the Future, Englewood Cliffs, N.J. 1971.
[2]  Cfr. BACCARINI F., La bioetica: sfida per le coscienze del terzo millennio, in «Silarus» (n. 237/2005) e BACCARINI F., Bioetica Animalista – Dagli aspetti socio-filosofici alle applicazioni pratiche nella sperimentazione clinica dei farmaci, Edizioni Universitarie Romane, Roma 2008.
[3]  Reich W.T., Encyclopedia of Bioethics, MacMillian, New York 1995.
[4]  Cfr. BACCARINI F., La bioetica: sfida per le coscienze del terzo millennio, in «Silarus» (n. 237/2005) e BACCARINI F., Bioetica Animalista – Dagli aspetti socio-filosofici alle applicazioni pratiche nella sperimentazione clinica dei farmaci, Edizioni Universitarie Romane, Roma 2008.
[5]  BACCARINI F., Bioetica Animalista – Dagli aspetti socio-filosofici alle applicazioni pratiche nella sperimentazione clinica dei farmaci, Edizioni Universitarie Romane, Roma 2008.