Nuovo vino per Fiorano, debutta il frizzante naturale “Scighera”

La cantina biologica di Cossignano lancia il suo primo vino sur lie, un Sangiovese rosato fresco e brioso

Frutto di un’unica fermentazione proseguita in bottiglia, è un inno alla piacevolezza e al desiderio di ritrovarsi insieme.

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Etichetta Scighera

Ha riposato quasi due anni sui propri lieviti di fermentazione e ora è pronto per essere stappato, con l’auspicio di poter essere condiviso con l’allegra spensieratezza che la bollicina finissima, il colore acceso e i profumi fragranti suggeriscono di fare. Per brindare all’arrivo della primavera, augurandosi un veloce ritorno alla convivialità, l’azienda agricola biologica Fiorano di Cossignano (Ascoli Piceno) lancia il suo primo vino sur lie, il Sangiovese rosato “Scighera”. Il nome, ispirato al termine latino “caecariam” con cui si indica la nebbia e utilizzato tutt’oggi anche nel dialetto milanese, è stato scelto per richiamare la leggera torbidità tipica dei vini prodotti con il metodo ancestrale a causa della presenza dei lieviti in sospensione.
E’ il nostro primo vino prodotto con il metodo ancestrale, – raccontano Paolo Beretta e Paola Massi, marito e moglie vignaioli di Fiorano – un procedimento che mira a esaltare la freschezza e il frutto del vino in modo del tutto naturale. Dopo l’avvio della fermentazione spontanea innescata dai lieviti dell’uva, il vino è stato messo in bottiglia con ancora un residuo zuccherino, che nel corso dei mesi ha sviluppato anidride carbonica senza che siano stati aggiunti liqueur o altri additivi zuccherati”.
Il risultato di questo antico metodo di vinificazione, riscoperto negli ultimi anni da diverse cantine italiane per dar vita a prodotti sempre più naturali e territoriali, è un vino frizzante estremamente piacevole, grazie a una bollicina finissima che si è evoluta nell’arco di quasi due anni di riposo in bottiglia e a profumi e sapori fragranti che esaltano la naturale freschezza del Sangiovese. Le uve di partenza provengono da una vigna di collina posizionata a 270 metri di altitudine su un terreno misto di sabbia e argilla su cui si affaccia la cantina.
Durante questo tempo – rivelano i vignaioli – ci siamo divertiti ad aprire di tanto in tanto una bottiglia per scoprire come stava evolvendo il vino. Nel corso dei mesi i lieviti hanno continuato la fermentazione dando vita a bollicine sempre più morbide e mantenendo intatti quei profumi di fragoline di bosco e rosa selvatica che il Sangiovese regala su queste colline. Ora finalmente siamo pronti per portarlo a tavola e gustare un vino che è particolarmente divertente sia come tipologia sia per gli abbinamenti con il cibo”.
Ideale al momento dell’aperitivo, dove l’accoppiata con cremini e olive ascolane viene naturale, a tavola Scighera si sposa alla perfezione con crostacei, primi e secondi piatti di pesce o torte di verdure, diventando all’occorrenza anche un “vino da merenda” per brindisi fuori orario in compagnia di amici.

FONTE: Italia nel Bicchiere.