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Guerra Ucraina-Russia, l’analisi: cosa è cambiato dopo un mese

(Adnkronos) - Le osservazioni del professor Ruzza a The Social Post

“La Russia è partita con un’idea di ottenere le cose in un certo modo e in un certo lasso di tempo, e questa cosa non si è verificata. Potrebbe essere utile affrontare quale fosse il punto di partenza iniziale e perché è fallito: la mia opinione è che, fondamentalmente, in origine Putin avesse in mente di condurre un conflitto breve. Pensava di avere di fronte, nella sua invasione all’Ucraina, una leadership politica che si sarebbe squagliata, convinzione che era anche supportata dal fatto che Kiev era stata infiltrata da una serie di operatori sotto copertura, o sotto plausible deniability almeno, a servizio del Cremlino, e che quindi potevano condurre operazioni nella capitale, anche se questa rete è stata poi ovviamente contenuta e praticamente smantellata”. Stefano Ruzza, professore associato di Scienza Politica all’Università di Torino e co-fondatore di T.wai, si esprime così sulla guerra tra Russia e Ucraina in un’intervista a The Social Post.

“Mosca contava anche sul fatto che le forze armate ucraine si sarebbero liquefatte di fronte al rullo compressore russo, che non sarebbero state capaci di resistere a un’avanzata schiacciante. Queste due cose non sono avvenute, in particolare la politica Ucraina è stata molto ferma, anche perché in questo c’è da dire che l’Occidente a sua volta è stato fermo e compatto. Non c’è stata la pluralità di posizioni che tante volte si è vista a fronte di una risposta all’atteggiamento russo: pensiamo a quello che è capitato all’Ucraina nel 2014, alla Georgia nel 2008”, aggiunge.

“Quindi, la politica ucraina è rimasta salda, anche in virtù di questo supporto che è stato tutto sommato coeso, e le forze armate ucraine hanno dimostrato di essere migliorate molto rispetto a dove si trovavano 8 anni fa, quando c’è stato il primo caso che ben conosciamo dell’annessione illegale della Crimea e poi l’avvio della guerra a bassa intensità nel Donbass”, afferma.

“Oltre a questo, in realtà – continua il professor Ruzza – sono emerse una serie di lacune importanti delle forze armate russe, che fino a ieri erano sostanzialmente invisibili, perché l’esercito russo non aveva più avuto una grande prova sul campo dai tempi della guerra in Afghanistan (del 1979, ndr). Si immaginava che ci fosse una grande capacità dietro il potenziale russo: grandi numeri, export di tecnologia militare, e invece alla prova dei fatti si è visto che le armate russe sono una tigre di carta. Apparentemente sono fortissime, ma poi con una serie di difetti strutturali che le rendono incapaci di spiegare tutto il loro potenziale sul campo”, dice. “La ragione per cui la guerra parte dall’idea di essere un Blitzkrieg e diventa poi in realtà una guerra di trincea, in cui si cerca di prendersi alla gola l’uno all’altro, è legato a questo, cioè al fatto che le forze armate russe sono gravemente deficitarie in una serie di comparti”.

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