Linda Tesauro “La musica è incontro”

Il Museo Internazionale e Biblioteca della Musica è per far conoscere il patrimonio musicale

Linda Tesauro, referente Dipartimento educativo Museo internazionale e biblioteca della musica di Bologna

Linda Tesauro studia pianoforte fra Palermo, Bologna e Milano, si diploma in pianoforte nel 1994 sotto la guida di Paola Girardi e segue i corsi di perfezionamento pianistico e musica d’insieme della Civica Scuola di Musica di Milano.
Si laurea in Discipline dell’Arte, della Musica e dello Spettacolo all’Università degli Studi di Bologna con una tesi su “Relazioni fra musica e movimento nell’educazione di base” e dal 1996 intraprende un percorso di ricerca nel campo della didattica musicale, frequentando i corsi di Metodologia e pratica dell’Orff Schulwerk alla Scuola Donna Olimpia di Roma, il Centro per la ricerca e la sperimentazione per la didattica musicale di Fiesole e i seminari di Beth Bolton (Early Childood Music) e Margarida do Amaral (Danza creativa).
Dal 2012 intraprende lo studio del canto con Germana Giannini, Beatrice Sarti e Miguel Angel Curti.
Dal 2002 è responsabile dei progetti per l’infanzia della Scuola Popolare di Musica Ivan Illich di Bologna, intraprendendo un’intensa attività come esperta di musica e conduzione di gruppi nelle scuole.
Dal 2005 lavora stabilmente presso il Museo internazionale e biblioteca della musica di Bologna all’interno del Dipartimento educativo, occupandosi della progettazione e realizzazione delle attività didattiche per le scuole e le famiglie e delle attività formative per operatori dei Nidi e delle Scuole di Infanzia.
Ha collaborato con la cattedra di Pedagogia della musica dell’Università di Bologna, con le riviste di pedagogia delle arti Musica Domani e Dada – ArteBambini.
Dal 2013 collabora con il Teatro Testoni Ragazzi per la realizzazione di performance e spettacoli teatrali (Suonauti, 2014; DC Vero?, 2018) in qualità di consulente musicale e insegnante di canto e direzione di gruppi vocali.

In occasione dell’inizio della rassegna di laboratori e spettacoli musicali che il Museo internazionale e biblioteca della musica di Bologna propone a bambini e genitori per trascorrere il weekend insieme giocando, imparando e divertendosi con la musica, abbiamo intervistato Linda Tesauro per illustrarci questi laboratori nonché il Museo della Musica di Bologna, una così importante entità.

Cosa sono i corsi di laboratorio?
Il Museo della Musica di Bologna ha da sempre investito una parte considerevole delle sue energie creative e progettuali intorno a un progetto divulgativo ed educativo che mirasse ad offrire occasioni di incontro attraverso la musica. Le collezioni del museo vanno svelate, presuppongono conoscenze molto complesse, soprattutto in campo musicale, un linguaggio che è patrimonio comune, è vero, ma che ha una sua specificità. Progettare attività didattiche vuol dire quindi offrire ai vari pubblici che entrano in museo la possibilità di avere strumenti adeguati per comprendere le collezioni e più in generale la cultura musicale che le ha prodotte. Il pubblico dei bambini – e delle loro famiglie – è quello che richiede la maggiore attenzione, servono strategie pedagogiche che favoriscano l’apprendimento attorno all’idea di gioco, di piacevolezza, di “imparare senza accorgersene”, stimolando la curiosità, facendo esperienza diretta e pratica del processo creativo attraverso un coinvolgimento che è della mente e del corpo.

Che cos’è il Museo della Musica a Bologna, quando nasce e perché?
L’idea di realizzare un museo della musica è nata non solo dalla necessità di ribadire l’importanza dell’esperienza bolognese nell’arte della musica, ma anche dall’esigenza di portare a conoscenza del grande pubblico il ricco e variegato patrimonio di beni musicali che il Comune di Bologna possiede e custodisce. Così nel 2004 si apre al pubblico Palazzo Sanguinetti, nella centrale Strada Maggiore, nelle cui sale splendidamente affrescate si snoda il percorso espositivo che ripercorre sei secoli di storia della musica europea, con oltre un centinaio di dipinti di personaggi illustri del mondo della musica, più di ottanta strumenti musicali antichi ed un’ampia selezione di documenti storici di enorme valore  – trattati, volumi, libretti d’opera, lettere, manoscritti, partiture autografe, – tra i quali l’unico esemplare esistente al mondo dell’’Harmonice Musices Odhecaton A, ovvero ovvero la prima raccolta di musiche a stampa della storia.

Quanto è importante la musica per i bambini?
La musica è forse il primo elemento percettivo a svilupparsi nel bambino. L’orecchio è già formato al quinto mese di gestazione, la vista – che diventerà senso predominante – matura compiutamente molto dopo la nascita. Possiamo dire quindi che fin da subito il bambino è immerso in un universo fatto di suoni e la sua prima forma di relazione con il mondo esterno è di tipo tattile e sonoro. Il suono si lega quindi fin da subito all’espressione dell’emotività, esercitando un potere di attivazione delle emozioni primarie: la musica calma, eccita, spaventa, diverte, commuove…questo rapporto durerà tutta la vita.

La musica cambia con l’età dei bambini che frequentano i corsi?
Cambia l’approccio divulgativo. I bambini più piccoli hanno bisogno di percorsi immersivi, molto giocosi, con un coinvolgimento del corpo e del movimento nel processo di apprendimento, con stimoli che rispettino i tempi d’attenzione mentre i più grandi cominciano ad essere interessati al “perché” delle cose, a provare piacere in aspetti che coinvolgono maggiormente la sfera cognitiva. Ma direi che qualsiasi processo di apprendimento, a qualunque età, dovrebbe tenere in considerazione il principio di piacere, in una prospettiva di integrazione soddisfacente fra il cognitivo e il percettivo.

Che musica piace di più alle bambine e ai bambini?
Potrei rispondere che adorano il rock e odiano la musica classica, ma in realtà i bambini sono esseri curiosi e amano tutto ciò che viene portato loro con amore e rispetto, quindi ancora una volta è compito del “facilitatore” costruire un interesse attorno a musiche che hanno forse l’unico handicap di essere solo meno abituali, meno conosciute.

La musica è cambiata negli anni, quanto i social influiscono sulle loro scelte?
I social hanno cambiato molte cose nel mondo della musica ed è un processo ancora in divenire che sicuramente ha messo a disposizione una quantità di contenuti prima impensabile, le varie piattaforme di ascolto hanno messo in circolazione musiche di ogni genere e provenienza, e da questo punto di vista sono sicuramente un’enorme ricchezza a portata di mano. Nello stesso tempo si avverte una forma di massificazione del gusto musicale, a fronte di tutta questa possibilità di scelta (o forse anche in reazione ad essa), e si assiste ad un orientamento sempre più restrittivo delle produzioni musicali verso pochi generi di sicuro successo. L’ascolto è cambiato, a partire dai tempi di attenzione che non superano i tre minuti (misura massima di una canzone): difficile pensare che sia ancora attuale ascoltare una sinfonia di Beethoven, o anche solo Shine on you crazy diamond dei Pink Floyd.

Cosa vuol dire avere musicalità?
La musicalità è una sensibilità verso i suoni che tutti possediamo fin dalla nascita appunto, poi va sicuramente nutrita, perché se non curata si chiude, si atrofizza, non necessariamente attraverso un insegnamento formale. Si può essere musicali senza per forza dover finalizzare, non devo per forza diventare un musicista, posso semplicemente curarmi di questo aspetto per diventare un buon ascoltatore che può trarre dalla musica bellezza e piacere per l’anima.

Quanto sono determinanti i genitori per lo studio e per amare la musica?
L’ambiente familiare è sicuramente importante per creare fin da subito quel terreno sonoro che sviluppa principalmente l’ascolto. Quindi si sì, sono importanti una casa che “risuona” e in cui la musica è presenza quotidiana, così come la ricerca di contesti in cui i bambini possono liberamente essere esposti alla musica (per questo il museo promuove concerti baby-friendly), per regalare ai bambini insomma momenti di incontro forte, emozionante con la musica.

Nei laboratori c’è anche la musica classica, le musiche dei grandi compositori come Verdi, Rossini, Donizetti, Puccini… le cui opere rispecchiano anche un periodo della nostra vita social così come tutta la musica nei tempi?
Nei nostri laboratori la musica c’è tutta, la cosa migliore che possiamo fare per accostare i bambini e i giovani alla musica del passato è instaurare un ponte col presente, trovare una chiave attraverso la quale queste testimonianze apparentemente mute e lontane, tornino a parlarci di noi e di chi siamo oggi. Allora forse quello strano spettacolo che è L’Opera in musica non ci sembrerà molto lontano da un concerto di Lady Gaga. La conservazione della memoria non serve a nulla quando diventa “mausoleo”, occorre che questo “da dove veniamo”, questa radice, abbia germogli oggi.

Quale messaggio vuole dare il Museo della Musica ai giovani?
Vorremmo che il nostro museo fosse percepito come centro di diffusione della cultura musicale, come un posto in cui fare “esperienze memorabili” che riguardano la musica, del passato e del presente, dove la salvaguardia del patrimonio e la ricerca scientifica siano orientate alla condivisione e alla valorizzazione, un posto insomma che accompagni i visitatori di ogni età – e lungo tutto l’arco della vita – a essere consapevoli dei mille volti della musica, della sua disarmante bellezza e di quanto ci sia necessaria e ci renda migliori.

Qui di seguito una selezione di immagini relative alle attività di educazione alla musica rivolte al pubblico di giovani e giovanissimi.