“Origami”: Sabatina Napolitano ospite a “Mattina Live”

La scrittrice su Canale 8 per parlare del suo ultimo romanzo presentato al Premio Strega 2022

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Sabatina Napolitano

Questa mattina, Sabatina Napolitano è ospite del programma “Mattina live” su Canale 8 alle 11.45 per parlare anche del suo ultimo romanzo, “Origami” presentato al premio strega 2022.
La scrittrice risponde ad un’intervista per noi.

Da scrittice, cosa pensi della società letteraria?
Siamo vinti dall’ipocrisia. Più che alcuni accademici e giurati che di fatto possono spingere ai liberi costumi, tramite foto di personaggi allusive e con pose esibizionistiche, direi che la letteratura è diventata un mondo di rivalità becere. La trivialità dichiarata apertamente talvolta di taluni continua a farmi sospettare che la purezza di pensiero, di linguaggio sia un miraggio di specchi che ahinoi, non esistono più. Tutto questo creare caos mi genera talvolta il brivido dello sdegno e dell’indignazione. Ma cosa volete che significhi oggi? È necessario resistere. I saperi irrazionali nella società dei liberi costumi dominano in ogni caso non sulla morale, perché non di questo parliamo, ma sulla forma che tende a una sostanza ripeto dall’apparenza ingannevole e che non riesce e mai riuscirà a penetrare il mistero. Nel migliore dei casi può svegliarsi un giusto o un dritto, un giorno, a cancellare il marcio. Nel peggiore dei casi si continuerà a ruota a premiare chi di fatto regala vantaggi a singoli e non crea meritocrazia e parità. Credete che lo studio delle lettere renda meno crudeli gli uomini? Ci sbagliamo e ogni illusione resta amara. Bandire l’ingenuità non vuol dire fomentare la codardia e la vigliaccheria. Sospetto che dal di fuori l’incantevole mondo delle lettere possa sembrare colmo di uno spettacolare prestigio. Avvilirsi comunque è inutile. Così come anche credere che esista solo del bene nella natura degli uomini.

Quali autori ti hanno influenzato?
Se da un lato ci opponiamo alle ingiustizie palesi e all’ipocrisia dei presunti poteri, che di fatto potere non hanno perché ogni abuso alla lunga prende la strada della rivelazione franca e cruda. Ci sono invece gli autori che regalano piacere, diletto. Tra questi annovero Nabokov, sì il genio di Lolita. In realtà Nabokov è stato un grandissimo scrittore di molti romanzi, non solo del suo più grande capolavoro. Nella poesia invece, apprezzo grandemente Maria Luisa Spaziani, tra l’altro nata lo stesso giorno di mia madre Maria, il 7 dicembre. Ultimamente stavo facendo rete appunto con alcuni studiosi che operano anche in Sardegna, una isola che sento parte di me perché sono nata in una isola a Nord dell’isola, chiamata La Maddalena. In realtà si tratta di un arcipelago con tante isole una vicina all’altra. Pare che La Maddalena sia meta anche di vacanze estive di molti tra gli influencer, ma per chi mi segue sa bene cosa penso della categoria. Venendo a cose più serie, ecco dicevo di Nabokov. Giorgio Manganelli in “Letteratura come menzogna” dedica una intero capitolo a Nabokov, scrive tra l’altro: “Di rado mi è accaduto di gustare con tanto divertita ammirazione un gioco letterario di così maestrevole intelligenza, ed eseguito con quella necessaria, virtuosa soperchieria che mi assicura, ad ogni momento, che il prestidigitatore sa benissimo quello che sta facendo, e sa che io lo so, anzi lo esige, perché in qualche modo io faccio parte del gioco, sono un affascinato «compare»; e insieme suggerisce la possibilità – non più di tanto, come conviene ad uomo di buon gusto – che non di divertimento si tratti, ma di qualcosa di più o di altro. Così accade sempre nei grandi e nobili giochi, futili e araldici, valevoli solo se ne vengono rispettati i nessi arbitrari e rigorosissimi”. In questo saggio Manganelli parla di Nabokov ripercorrendo i romanzi “La vera vita di Sebastian Knight”, “Lolita”, “Invito a una decapitazione”. Il suo sguardo è ironico, Manganelli in una intervista aggiunge che il romanzo di Nabokov “La vera vita di Sebastian Knight” è nebbia e aroma. E in ultimo mi pare gradevole condividervi anche la riflessione di Manganelli sull’utilizzo della fantasia nei romanzi. Prendo in prestito le sue parole dalla postfazione a “La vera vita di Sebastian Knight” nell’edizione adelphi del 1992. “In un passo del suo saggio su Gogol, Nabokov aveva dichiarato la sua devozione alla fantasia «futile»; la pura fantasia che si muove in un vuoto, e non attinge né inventa significati. Essa è futile come un ozioso segno tracciato nell’aria; ma sterile significa qualcosa d’altro — anche questa parola è di Nabokov. Lo sterile è il non motivato, il gratuito, il frigido, l’esatto; sterile è la mossa degli scacchi che autodistrugge il proprio movimento di volta, come il libro si consegna al nulla, man mano che ne volgiamo le pagine. C’è nella sterilità una ferma volontà di non collaborare alla vita, al confuso e torbido intrico di significati che ne tiene assieme la mole disordinata; ma la sterilità non è morte, piuttosto una squisita e feroce astuzia per appartarsi”. Ecco in accordo a Nabokov prima, Manganelli poi, mi sono promessa di non creare assurdità implausibili e quindi di fatto canzonatorie e inconcludenti. Ma la deriva di quella che oggi definiscono “letteratura” come potete immaginare è varia e multiforme ed io finisco come altri ad essere schiacciata da logiche di potere, ripeto becere, se non facciamo qualcosa.

Se Origami potesse essere una opera d’arte, quale sarebbe?
C’è un dipinto che amo molto di Pontormo, parlo della famosa visitazione. In un certo senso nel progetto di Origami alla fine Olga lascia tutto ad Ellen. Questo non viene descritto nei dettagli, ma viene prefigurato e immaginato. Ma nel quadro ci sono altre due donne che per Pontormo probabilmente sono lo specchio di Maria e di Elisabetta, sua cugina. Per me potrebbero richiamare ad altre donne del romanzo, come Marianne e Ada: le principali protagoniste femminili. Ada non lavora alla biblioteca di Itaque e pure è strettamente connessa ad Olga. Il quadro richiama allo sguardo intimo, all’incontro, alla sensazione di affetto ed enfasi tra le donne. Proprio come immaginiamo accada con Olga, Marianne, Ada, Ellen. Ora mi vengono in mente anche delle opere di Mario Schifano come la serie “Vero amore”. C’è anche un dipinto molto bello di Man Ray, dal titolo “La fortune” del 1938. È un biliardo che sembra un trampolino che dà su un cielo grottesco con delle nuvole dai colori pastello. Oggi dovrebbe trovarsi a New York alla Whitney Museum of American Art. Man Ray è conosciuto soprattutto per le sue foto, ma quel dipinto è emblematico: lo associo al mio esordio, alla prosperità che viene dalla naturalezza, dall’Onnipotente, dalla professionalità.

Redazione Press Italia
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Agenzia di informazione fondata e diretta da Mauro Piergentili. Tra i suoi servizi news e comunicati stampa: Arte, Cultura, Enogastronomia, Economia, Esteri, Scienza, Cinema, Teatro, Turismo,...