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Politico di Kherson “qui la nuova Bucha, tra gente uccisa o scomparsa e aiuti bloccati”

(Adnkronos) - "Le informazioni che oggi vi do sono tutte verificate e dette da me per mia volontà. Se un giorno doveste ricevere una smentita, vorrà dire che la mia famiglia sarà stata minacciata o che sono stato catturato". Inizia a parlare così all'Adnkronos, con questa premessa, Yevhen Kuse, rappresentante dell'Unione cristiano-democratica nella regione di Kherson. "I terroristi, è così che chiamo i russi e vi prego di scriverlo testualmente - prosegue - hanno piazzato sul territorio non solo quella bandiera dell'Armata rossa che tanto ha fatto scalpore, ma molte altre loro bandiere sugli uffici amministrativi: tempo fa ne venne strappata una, la sostituirono velocemente, mettendo una guardia a proteggerla.

“Le informazioni che oggi vi do sono tutte verificate e dette da me per mia volontà. Se un giorno doveste ricevere una smentita, vorrà dire che la mia famiglia sarà stata minacciata o che sono stato catturato”. Inizia a parlare così all’Adnkronos, con questa premessa, Yevhen Kuse, rappresentante dell’Unione cristiano-democratica nella regione di Kherson. “I terroristi, è così che chiamo i russi e vi prego di scriverlo testualmente – prosegue – hanno piazzato sul territorio non solo quella bandiera dell’Armata rossa che tanto ha fatto scalpore, ma molte altre loro bandiere sugli uffici amministrativi: tempo fa ne venne strappata una, la sostituirono velocemente, mettendo una guardia a proteggerla.

“A Kherson si sta consumando un vero e proprio genocidio del popolo ucraino. Spariscono le persone, alcune vengono rilasciate, altre no, di tanti non si sa più nulla. Vengono distrutti edifici di rilevanza architettonica e storica, qualsiasi cosa riguarda l’Ucraina viene bombardata, perfino i negozi di souvenir. Complicata, poi, la situazione umanitaria – aggiunge – I terroristi hanno bloccato tutte le possibilità di portare gli aiuti in città, inutili anche i tentativi fatti dal governo ucraino. Mancano le medicine negli ospedali, nelle farmacie: se qualcuna ne arriva in città è solo grazie ai volontari che in tutti i modi possibili, sulle loro auto, provano a passare i posti di blocco. Non solo. Impossibile consegnare anche il cibo, così come le grivne che stanno tentando di sostituire con i rubli”.

“Io sono rimasto sempre a Kherson – spiega ancora Kuse all’Adnkronos – perché il mio posto è qui e ci resterò, a meno che non mi catturino. Molti esponenti del consiglio regionale hanno lasciato l’Ucraina all’inizio della guerra, mentre a livello nazionale la maggior parte dei deputati sono rimasti, in tantissimi si sono uniti alla difesa territoriale mentre gli esponenti del partito filo-russo, poi bandito, sono fuggiti all’estero anche per paura di ritorsioni. Non dimenticherò, di questa guerra, la manifestazione pacifica di inizio aprile, quando le persone non armate sono uscite in strada chiedendo ai militari russi di lasciare la città, di non distruggere i monumenti che già stavano iniziando a danneggiare. Mi ha colpito l’odio negli occhi dei militari russi con cui guardavano gli ucraini prima di sparare alla folla, quando lanciavano le granate, i gas lacrimogeni. Non dimenticherò la forza e la violenza con cui in tre, quattro, picchiavano una sola persona disarmata”.

“Proprio in considerazione del mio ruolo – continua Kuse – sono sempre in contatto con i rappresentanti dei vari distretti: a nord di Kherson, dove ci sono i combattimenti più importanti della regione, mi hanno parlato di un centro abitato che si chiama Vysokopillia, che posso chiamare la Bucha di Kherson per il numero di massacri e innocenti uccisi. Da lì quotidianamente mi arrivano racconti di fucilazioni dei civili, torture nei seminterrati, donne stuprate o scomparse. Non hanno fatto passare nemmeno il convoglio che avrebbe dovuto portare il cibo ed evacuare i civili e i feriti: al contrario, i russi hanno chiesto 10mila rubli per ogni persona evacuata. E’ una zona ancora non liberata dall’esercito ucraino e nel momento in cui l’invasore se ne andrà, il mondo esploderà con quest’altra ondata di crimini commessi dai russi. E poi Zolota Balka, sempre nel nord della regione, un centro abitato da 3mila persone preso in ostaggio dai russi e dal quale non è permesso né entrare né uscire. I russi hanno dichiarato che se l’esercito ucraino oserà attaccare il loro posto di blocco, cominceranno ad attaccare il villaggio, convinti delle informazioni passate dagli abitanti”.

Da rappresentante del partito cristiano-democratico a Kherson, cosa pensa del patriarca Kirill e della decisione di sospendere l’incontro in programma a giugno con Papa Francesco? “La mia opinione, così come quella di molti miei colleghi e del capo partito è che non possiamo ritenere il patriarca Kirill il rappresentante della Chiesa, in quanto ci sono già molti dati diffusi dai servizi di sicurezza, non solo ucraini, secondo i quali in realtà sarebbe un agente dei servizi dei federali russi, una persona che conduce tutta la sua attività a favore dei servizi di sicurezza russi. D’altronde molti rappresentanti della chiesa del patriarcato di Mosca in Ucraina nascondevano parecchi sabotatori e, per conto loro, armi e documentazione necessaria. Sono dati confermati e diffusi dal servizio di sicurezza ucraino. Per me è terrorista anche il patriarca Kirill – ribadisce Kuse all’Adnkronos – perché mai la Chiesa potrebbe parlare a favore degli omicidi, della violenza e dell’invasione di un altro Paese sovrano”.

Ha creato non poche reazioni anche la decisione del Vaticano di far portare la croce a due donne, una ucraina e una russa, alla XIII stazione della Via Crucis al Colosseo. “La maggior parte popolazione – dice – parliamo del 90%, è esplosa di fronte a questa idea: perché se tutti addossano le colpe a Putin per le sue azioni violente, non si dimentichi che opera attraverso le mani delle persone russe. Uomini che ricevono ordini, certo, ma che non hanno alcuna imposizione a stuprare o uccidere civili. Agiscono spontaneamente. E non mi stupisce. Seguo e analizzo la situazione in rete, leggo blog e chat russe, e quello che vedo è che i tre quarti della popolazione russa provano un odio radicato verso l’Ucraina e gli ucraini”.

“Tralasciando i troll – continua – capita frequentemente di imbattersi in commenti del tipo ‘l’Ucraina non è una nazione’, ‘è giusto distruggere tutto’, ‘non prendere prigionieri ma direttamente ucciderli’, ‘giusto stuprare le loro donne’. L’idea di rappacificare il popolo oppresso e quello aggressore, facendo portare la Croce a una donna ucraina e a una russa, ha creato malcontento anche nel governo. Ed io che sono sempre stato in opposizione col governo ucraino, stavolta sono d’accordo e li appoggio. Non vogliamo accettare che ci venga imposto di fare pace con chi ci vuole uccidere. Non solo. Ritengo che Papa Francesco, che è il più alto rappresentante della cristianità, non dovrebbe aver nulla a che fare con rappresentanti dei servizi russi quale è il patriarca Kirill”.

(di Silvia Mancinelli)

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