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Ucraina, avvocato Verni: “Crimini guerra vanno puniti, processo lungo e difficile”

(Adnkronos) - I crimini vanno "perseguiti e gli autori puniti duramente, anche se sarà un processo lungo e molto difficile". Lo afferma all'Adnkronos l'avvocato Marco Valerio Verni, responsabile area Diritto di 'Difesa Online', parlando del conflitto in Ucraina e delle violazioni del diritto internazionale umanitario.

I crimini vanno “perseguiti e gli autori puniti duramente, anche se sarà un processo lungo e molto difficile“. Lo afferma all’Adnkronos l’avvocato Marco Valerio Verni, responsabile area Diritto di ‘Difesa Online’, parlando del conflitto in Ucraina e delle violazioni del diritto internazionale umanitario.

“Una volta scoppiato un conflitto, a prescindere dalle relative responsabilità al riguardo, tutte le parti in esso coinvolte saranno comunque tenute al rispetto di determinate norme, tanto che si sia la parte che ha aggredito, quanto se si sia la parte aggredita – premette l’avvocato Verni – Detto ciò, posto che la regola generale sia che possano essere coinvolti nelle relative operazioni belliche solo gli appartenenti alle forze regolari degli Stati contrapposti, fintanto che, per resa o perché, magari, feriti, non decidano di non prendere più parte alle ostilità, e colpiti solo gli obiettivi militari, nel conflitto in questione sembrerebbero diverse le violazioni specifiche: dall’uccisione di civili (sfociate nel macabro ritrovamento, a quanto pare, di fosse comuni), alla distruzione di loro beni, al bombardamento di asili ed ospedali, alle violenze sessuali, all’utilizzo di armi vietate, ai saccheggi, al ridurre alla fame la popolazione, per citarne solo alcune”.

“L’uso del condizionale è doveroso perché, al di là della contrapposta propaganda, sarà poi compito delle diverse giurisdizioni (nazionali ed internazionali) accertare l’accaduto”, osserva l’avvocato Verni facendo qualche esempio: “Se, in linea generale, è certamente vietato, e dunque un crimine, bombardare una scuola o un ospedale, tanto più se con delle persone dentro, il tutto potrebbe assumere una connotazione diversa ove si accertasse che, in maniera altrettanto vietata, al loro interno vi fossero non dei civili, ma dei militari nemici, e che quei luoghi venissero usati come basi logistiche“.

Se è vero, prosegue l’avvocato, “che la popolazione civile non possa costituire oggetto di azioni militari, è altrettanto vero che essa, a sua volta, non debba partecipare alle ostilità, salvo che non si organizzi in corpi di resistenza i cui membri si conformino ai requisiti di appartenenza, visibilità e rispetto del diritto internazionale umanitario, ed essendo considerati, a quel punto, combattenti legittimi a tutti gli effetti. Una cosa è certa: se dei crimini sono stati commessi, e purtroppo, inevitabilmente, questo accade in ogni guerra, essi vanno perseguiti e gli autori puniti duramente, anche se sarà un processo lungo e molto difficile”.

Sul possibile percorso per arrivare a una incriminazione del presidente russo Vladimir Putin, l’avvocato Verni sottolinea: “Il Capo della Procura della Corte Penale internazionale ha già iniziato a raccogliere del materiale utile ai fini probatori, per portare in giudizio il presidente russo, ma la strada non è affatto semplice, anzi: vi sono diversi ostacoli tecnici da affrontare, dalle conseguenze derivanti dalla questione sulla giurisdizione della stessa Corte (né la Russia né l’Ucraina hanno aderito al Trattato istitutivo della stessa, sebbene la seconda, con due dichiarazioni del 2014 e del 2015, ne abbia sostanzialmente accettato la competenza ad investigare su eventuali crimini commessi sul suo territorio a partire dal 20 febbraio 2014 e senza un termine temporale finale), al fatto che, di fronte ad essa, nessun giudizio possa avvenire ‘in contumacia’, ossia in assenza dell’imputato di turno”.

“In questo caso, si tratterebbe di Putin, ma ovviamente occorrerebbe arrestarlo, cosa che, almeno al momento, sembra alquanto difficile. Ma ripeto: se si parla di violazioni del diritto internazionale, pare indubbio che il presidente russo abbia delle responsabilità, avendo aggredito l’Ucraina, in violazione della Carta delle Nazioni Unite – osserva – Ma se si entra, poi, nell’ambito del diritto interno al conflitto, per quel che dicevo prima, le indagini andrebbero svolte a tutto tondo, per quanto antipatica possa forse sembrare, ai più, tale affermazione”. “Ad ogni modo, oltre alla citata Corte – conclude l’avvocato – potranno esprimersi, ognuno sotto i rispettivi ambiti e profili, pure quella europea dei diritti dell’uomo, sia quella internazionale di giustizia. Ma, in tutti i casi, i tempi saranno lunghi e le relative attività certamente molto difficili. D’altronde, che anche la giustizia internazionale avesse dei limiti non si scopre certo ora”.

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