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**Ucraina: Gruppo Caviro, manca vetro per bottiglie vino**

(Adnkronos) - Perdita di fatturato importante e carenza di vetro per le bottiglie. Sono le principali conseguenze della guerra in Ucraina che si riverbano sul Gruppo Caviro, colosso cooperativo da 390 milioni di euro di fatturato, di fatto la più grande cantina in Italia. "Il conflitto tra Russia e Ucraina ha avuto diverse conseguenze di natura commerciale, industriale e operativa. Una problematica forte è stata a livello industriale perché la Russia è da sempre uno dei principali fornitori di soda che è fondamentale nella produzione del vetro e l'Ucraina ha due importanti stabilimenti di vetro che sono stati abbandonati perché i lavoratori sono andati in guerra". E' quanto afferma SimonPietro Felice, direttore generale Gruppo Caviro, intervistato dall'Adnkronos a Vinitaly.

Perdita di fatturato importante e carenza di vetro per le bottiglie. Sono le principali conseguenze della guerra in Ucraina che si riverbano sul Gruppo Caviro, colosso cooperativo da 390 milioni di euro di fatturato, di fatto la più grande cantina in Italia. “Il conflitto tra Russia e Ucraina ha avuto diverse conseguenze di natura commerciale, industriale e operativa. Una problematica forte è stata a livello industriale perché la Russia è da sempre uno dei principali fornitori di soda che è fondamentale nella produzione del vetro e l’Ucraina ha due importanti stabilimenti di vetro che sono stati abbandonati perché i lavoratori sono andati in guerra”. E’ quanto afferma SimonPietro Felice, direttore generale Gruppo Caviro, intervistato dall’Adnkronos a Vinitaly.

“Questa carenza di produzione di vetro si sta ribaltando sulle attività produttive di vendita del resto del gruppo, – ha spiegato Felice – a noi mancano bottiglie di vetro per vendere anche negli altri Paesi, soprattutto negli Stati Uniti, in Giappone e Cina”.

“A livello commerciale ha significato l’interruzione delle esportazioni verso la Russia, perché se è vero che non c’è un embargo sui vini che hanno un valore sotto ai 300 euro venduti in Russia – ha detto – è altrettanto vero che i flussi finanziari da e per la Russia si sono interrotti. Quindi non potendo i clienti pagare o assicurare il pagamento non è possibile spedire il vino in Russia”. “La logistica e i trasporti sono problematici, per cui noi come azienda abbiamo stoppato le vendite in Russia”. “Questo per noi vuol dire rinunciare a metà dei 4 milioni di fatturato che tutti gli anni facciamo in Russia. Inoltre, il nostro principale cliente in Ucraina – ha concluso – ha un deposito di vino che è stato bombardato e quindi abbiamo dovuto interrompere i flussi commerciali, non ultimo anche per motivi etici”.

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Redazione Press Italia
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