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Ucraina, Natalia in fuga con gatto e Irina con il figlio. Le storie degli ospiti del nuovo centro profughi di Milano

(Adnkronos) - In via Stella accolte già 30 persone, sono tutte donne con bambini scappate dalle zone di guerra

C’è anche un gatto nel centro per i profughi ucraini aperto negli scorsi giorni da Comune di Milano e Fondazione Progetto Arca in via Stella. Il suo nome è Giorgio e viene da Mykolaiv, la città dell’Ucraina meridionale, attaccata senza tregua da settimane dall’esercito russo. “Bombardano ogni giorno. Gli attacchi si susseguono, anche ad appena tre ore di distanza l’uno dall’altro”, dice Natalia, la padrona di Giorgio, stringendolo stretto tra le braccia.

“Ha 8 anni ed è il figlio di una gatta randagia che avevamo trovato per strada e che poi ha vissuto con noi per 13 anni, prima di morire”, racconta. Quando il 24 febbraio la guerra è iniziata, lei è subito scappata dalla figlia a Odessa e non ha avuto alcun dubbio sul portare Giorgio con sé: “A Mykolaiv ci sono così tanti bombardamenti, che lì non lo avrei mai lasciato”. Da Odessa Natalia, con la figlia e sua madre, si è rifugiata in Moldovia. Tre giorni fa è arrivata al centro di via Stella, a Milano, dove trenta dei cinquanta posti disponibili sono già occupati da donne e bambini in fuga dalla guerra.

Tra loro ci sono Irina, 28 anni, e il suo bambino di 7, affetto da autismo. Vengono da Slavutych, una città tra Kiev e Chernihiv, vicino a Chernobyl. “Siamo in Italia da due settimane circa, prima siamo stati in Polonia. Qui siamo stati accolti molto bene, sicuramente è meglio vivere dove c’è la pace e la serenità che sotto le bombe”, dice, aggiungendo che “però i primi giorni, appena passavano gli aerei, affioravano i ricordi e ci veniva paura. Sapevamo di essere in Italia, ma quello è un terrore inconscio. Adesso però è tutto a posto, stiamo bene”. Il pensiero è per i cari rimasti in Ucraina: la mamma di Irina, che sta a Chernihiv, e il papà di suo figlio, malato di tumore, che non può lasciare il Paese per la legge marziale, ma è riuscito “a trasferirsi in un posto più sicuro per poter proseguire le cure”.

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