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**Ucraina: veterinaria Chernihiv, ‘per settimane sola sotto bombe con 50 cani, metà morti’**

(Adnkronos) - Per oltre un mese bloccata sotto le bombe nel centro veterinario di Chernihiv, con cinquanta cani, 27 dei quali sono morti. È la storia di Tatiana Didenko, veterinaria di quarant'anni e fondatrice del rifugio per animali della città ucraina al confine con la Bielorussia per settimane assediata dall'esercito russo. "Il centro quest'estate compirà quattro anni. Sono stata io ad aprirlo ed è una mia responsabilità. Per questo - racconta la dottoressa all'Adnkronos - quando è scoppiata la guerra ho deciso di restare e anche quando la mia famiglia mi ha proposto di fuggire, ho rifiutato: non riuscivo neanche a immaginare di poter abbandonare gli animali. Senza di me, avrebbero potuto morire di fame o ammazzarsi tra loro".

Per oltre un mese bloccata sotto le bombe nel centro veterinario di Chernihiv, con cinquanta cani, 27 dei quali sono morti. È la storia di Tatiana Didenko, veterinaria di quarant’anni e fondatrice del rifugio per animali della città ucraina al confine con la Bielorussia per settimane assediata dall’esercito russo. “Il centro quest’estate compirà quattro anni. Sono stata io ad aprirlo ed è una mia responsabilità. Per questo – racconta la dottoressa all’Adnkronos – quando è scoppiata la guerra ho deciso di restare e anche quando la mia famiglia mi ha proposto di fuggire, ho rifiutato: non riuscivo neanche a immaginare di poter abbandonare gli animali. Senza di me, avrebbero potuto morire di fame o ammazzarsi tra loro”.

A uccidere 26 dei 27 cani morti durante l’attacco, invece, è stato lo choc. “Il centro si trova proprio nella zona in cui c’erano i combattimenti, siamo stati praticamente sempre sotto tiro”, spiega Tatiana, che per oltre due settimane è rimasta completamente sola con gli animali nel rifugio, colpito da quattro razzi tra l’8 e il 28 marzo. La fondatrice ricorda perfettamente ognuno di quei momenti, ma in particolare “il 15 marzo – dice – è una data che non dimenticherò per il resto della mia vita: la mattina ho visto un aereo senza pilota sorvolare il centro e la sera un altro veivolo ha sganciato un razzo nel nostro cortile, molto vicino alle gabbie. È scoppiato un grosso incendio e io dovevo spegnerlo in tutti i modi, per evitare bruciassero gli animali, la clinica e tutto il resto”.

A farle più paura, però, “è stata la sensazione di impotenza nel vedere i cani impazzire, soffrire e morire lentamente. Non che non sia difficile vedere un animale morire per le ferite, ma quelle psicologiche sono morti lente e questo mi ha fatto tanto male”. Per questo non c’è nulla che faccia arrabbiare di più la veterinaria del “sentire chi dice che gli animali in una guerra sono gli ultimi a cui pensare. Queste persone dovrebbero assistere alla loro morte e capire cosa si prova”.

Quando le truppe russe si sono ritirate dal nord e la situazione a Chernihiv è andata migliorando, per il centro veterinario è iniziata un’altra emergenza: quella dei tantissimi cani e gatti lasciati da chi è fuggito dalla guerra. “Durante il mese di assedio sono arrivati al rifugio non più di uno o due animali a settimana, poi in appena due giorni ne sono giunti venti. Oggi abbiamo 260 animali, 200 cani e 60 gatti, a fronte di una capienza massima di 180”, riferisce la dottoressa Didenko.

Per far fronte al sovraffollamento il centro ha deciso di accogliere solo gli animali con ferite che hanno bisogno di specialisti. “Spieghiamo alle persone come curare a casa gli animali con problemi lievi e quelli che a nostro avviso possono sopravvivere da soli, li liberiamo, perché purtroppo non possiamo tenerli tutti”, dice la fondatrice del centro veterinario, impegnato anche nella vaccinazione antirabbica e nella sterilizzazione massiccia di cani e gatti di Chernihiv, per evitare che il numero di randagi aumenti ulteriormente.

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