Hotel Sarajevo, un film documentario di Barbara Cupisti

In onda il 29 maggio 2022, su Rai 1, per Speciale TG1, in seconda serata

001-HOTEL_SARAJEVO_locandina-pressitaliaClipper Media, Luce Cinecittà e Rai Cinema presentano Hotel Sarajevo un film documentario di Barbara Cupisti.

Scheda
Regia Barbara Cupisti
Da un’idea di Andrea Di Consoli
Soggetto e sceneggiatura Barbara Cupisti, Natascia Palmieri, Diego Zandel
con la collaborazione di Barbara Meleleo
Direzione della fotografia Antonello Sarao
Musica originale Tommaso Gimignani
Montaggio Piero Lassandro
Produzione Clipper Media, Luce Cinecittà
con Rai Cinema
Ufficio stampa Reggi&Spizzichino Communication
Durata 90 minuti
Con Zoran Herceg, Slobodanka ‘Boba’ Lizdek, Belmina Bajrović, Almedina Vejzagić

Sinossi
A trent’anni dalla guerra nei Balcani e dall’assedio di Sarajevo, uno dei più lunghi della storia moderna, tre generazioni si raccontano: Boba, fixer di guerra, Zoran che aveva solo tredici anni, Belmina che non era ancora nata. Un confronto nella memoria e nel trauma, per provare a superarlo. L’hotel Holiday Inn di Sarajevo, ‘casa’ di molti corrispondenti stranieri e troupe televisive ascolterà e unirà queste storie. “Hotel Sarajevo” ripercorre insieme ai suoi protagonisti alcune delle vicende del conflitto nella ex-Jugoslavia per raccontare le ferite di una guerra avvenuta nel cuore dell’Europa.

I protagonisti
Zoran Herceg, 43enne artista, scrittore e fumettista. All’epoca della guerra era un ragazzo, diventerà un profugo che dovrà riflettere sul senso di se stesso, del suo essere jugoslavo ed ancora vivo. Dopo i primi bombardamenti fu salvato, con altri bambini e mamme, dalla Croce Rossa.

Slobodanka “Boba” Lizdek, fixer di guerra. All’epoca aveva ventisei anni. Era la figura dinamica che, entrando ed uscendo dall’Holiday Inn, rappresentava un ponte di comunicazione tra il conflitto che avveniva fuori dall’hotel e la stampa occidentale che lì soggiornava. Non mancano i momenti di felicità, come lei stessa dice, alludendo alla storia d’amore con il cronista francese Paul Marchand, poi ferito fino alla sua tragica fine.

Entrambi ripercorrono la propria memoria per il trentennale dell’assedio di Sarajevo: Boba attraverso la sua mostra sull’Holiday Inn al Museo Storico di Sarajevo; Zoran attraverso la ricerca per la sua graphic novel.

Zoran e Boba incontrano, proprio all’Holiday Inn, la giovane executive manager Belmina Bajrović. Nel loro incontro si confrontano tre generazioni: quella di Boba, che ci fa attraversare passato e presente; quella di Zoran, costretto a fuggire all’estero con un convoglio della Croce Rossa; quella di Belmina, che non era ancora nata.

È Zoran a condurci nella sua storia e nei luoghi della sua vita. Da quel momento parte la ricerca e gli incontri per ricomporre il passato con il presente, la Storia con la vita quotidiana.

L’ultima frase pronunciata, fuori campo, sicuramente aggiunta in fase di post-produzione (molto opportunamente) nel toccante docu-film, che è assai efficacemente narrativo per un’opera che è molto più di un documentario, è la seguente: “La mia guerra è finita quando avevo diciassette anni. Ora che ne ho quarantatré, i colpi di mortaio li sento ancora. Arrivano da un altro paese che, come il mio, si sente parte d’Europa”. Riportandoci all’attualità di questi ultimi tre mesi, e per chissà quanto tempo ancora, con le medesime assurde violenze.

“La guerra è arrivata a Sarajevo di lunedì. Era il 6 aprile del 1992.
Tutti dicevano che la guerra non ci sarebbe stata.
E se anche ci fosse stata non sarebbe mai arrivata a Sarajevo.”
Zoran

Altri incontri
Con Zoran scopriamo anche agli aspetti culturali e artistici di Sarajevo, mai venuti meno, neppure nei momenti più bui.

Incontriamo Nihad Kresevljaković, direttore dell’International Theater Festival MESS e regista, insieme al fratello Sead e Nedim Alikadic, del documentario “Ti ricordi di Sarajevo?”. Indagheremo con loro la rappresentazione della memoria nell’arte e nel video.

Incontreremo Bakira Hasesic, una delle circa venticinquemila donne violentate tra il 1992 e 1995 durante la guerra in Bosnia-Erzegovina. Bakira da anni lotta per rompere il silenzio e nel 2003 ha fondato l’associazione Zenezrtve Rata (Donne vittime della guerra), con sede a Sarajevo, che unisce donne musulmane, serbe, croate e rom. Ha raccolto oltre cinquemila testimonianze di donne vittime degli stupri di guerra.

Incontriamo Bekir Halilović e Valentina Gagić Lazić di Adopt Srebrenica. Bekir ha perso il padre durante il genocidio. Il suo trauma li contiene tutti: una generazione senza padri in cerca di un’identità. Insieme sperano di cambiare le cose, cercando di ridare vita a Srebrenica attraverso l’arte e il recupero della memoria.

Nostre note finali
Personalmente, ho ricordi nitidi, di trentenne, di fatti accaduti in quei drammatici anni nell’ex-Jugoslavia. All’inizio del conflitto in Ucraina, mi ha sorpreso, ed anche un po’ indignato, che troppi giornalisti ed ospiti di talk-show dedicati al conflitto, abbiano parlato del ritorno inatteso della guerra nella nostra Europa, non così distante da noi, cosa che non avveniva dalla Seconda Guerra Mondiale! Non comprendevo e continuo a non comprendere come si sia potuta ‘dimenticare’ la guerra che lei racconta in questa opera che vedremo domenica su Rai 1. Barbara Cupisti, che ad inizio conflitto aveva senz’altro terminato l’opera, si sarà posta la medesima domanda. Anzi, ha fatto di più. Verosimilmente in fase di post-produzione, inserisce – come già detto – l’ultima frase pronunciata in “Hotel Sarajevo”, fuori campo, che recita: «La mia guerra è finita quando avevo diciassette anni. Ora che ne ho quarantatré, i colpi di mortaio li sento ancora. Arrivano da un altro Paese che, come il mio, si sente parte d’Europa». Un collegamento con l’attuale conflitto in Ucraina. Il ‘salto’ che è stato compiuto da quasi tutti, tra l’ultima guerra mondiale e quella di questi giorni, omettendo quanto avvenuto trent’anni fa. Sorpresa, indignazione, siamo forse troppo portati a facili ‘dimenticanze’ frutto di superficialità, ignoranza, egoismo, con un’attenzione perennemente rivolta solo a noi stessi? Come si può, oggigiorno, parlare di un ritorno alla guerra in Europa dopo ottant’anni e non così lontano da noi, quando c’è questo terribile precedente di soli trent’anni fa e ad un passo dalle nostre coste adriatiche?

Anche per tutto questo, è importante vedere “Hotel Sarajevo” domenica 29 maggio, in seconda serata, su Rai 1. Importante che questa opera permetta a chi c’era di ricordare, ed ai più giovani di sapere.

In conclusione, la carriera di Barbara Cupisti è iniziata da giovanissima come attrice in numerosi film, poi conduttrice (e non solo) televisiva, fino a documentarista almeno negli ultimi tre lustri, con numerosi successi e riconoscimenti vantati, a partire da un David di Donatello, fino a varie partecipazioni alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, sia come autrice che come giurata. Una carriera che denota vivacità intellettuale e versatilità.