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Ucraina, ministro politiche sociali: “Il 24 febbraio sapevo che avrei avuto bisogno del triplo delle risorse”

(Adnkronos) - Il racconto di Maryna Lasebna dagli aiuti sociali, al sostegno agli sfollati, agli orfani e i transgender durante la guerra

Due i pensieri dopo le prime bombe del 24 febbraio: la preoccupazione sul come riuscire ad aiutare tutti ed il sollievo della precedente attivazione di molti servizi sociali a distanza già prima della guerra. Così il ministro delle Politiche sociali dell’Ucraina, Maryna Lasebna, ripercorre con l’Adnkronos i timori e gli sforzi compiuti dal suo Dicastero in questi mesi di guerra nella salvaguardia del proprio popolo. “Sapevo che avrei avuto bisogno del doppio, del triplo delle risorse rispetto a prima. Ed ero angosciata dal dove trovarle. Ma mi sollevava la consapevolezza che prima della guerra erano stati attivati moltissimi servizi a distanza e che dunque la popolazione invece di correre sotto gli spari verso l’ufficio del fondo pensioni o quello dei servizi sociali avrebbe potuto pensare a mettersi in salvo e chiedere aiuto dal proprio cellulare”.

Tra le prime sfide, il Ministro ricorda le evacuazioni delle città e l’aiuto ai fragili che da soli non avrebbero mai potuto trovare riparo dal fuoco nemico. Inoltre la sburocratizzazione delle regole di importazione degli aiuti umanitari, la proroga dell’accredito degli aiuti sociali a chi già era eletto a riceverli e la semplificazione delle modalità di assegnazione a chi era eleggibile. “”Un’azione grazie alla quale oggi abbiamo garantito e finanziato al 100% aiuti sociali a 6 mln di persone, 1 milione delle quali nei territori più colpiti dalla guerra”. Numeri a cui si aggiungono gli sfollati, in tutto circa 12 milioni, ed il coordinamento degli sforzi per la gestione di questi flussi: “Sono 5 milioni gli ucraini fuggiti all’estero. Vorrei ringraziare a questo proposito l’Italia e gli altri paesi che hanno offerto e fornito asilo al nostro popolo nell’attesa che terminino gli orrori della guerra. Sette milioni di persone invece si sono spostate all’interno del paese, – riferisce – Le abbiamo aiutate sul fronte casa e sussidi di disoccupazione nonostante l’Ucraina in questo momento a causa del blocco dell’economia abbia meno risorse per la protezione sociale”.

In una guerra che ha distrutto intere famiglie, fa tremare il capitolo orfani. “Il numero di bambini che hanno perso i loro genitori e che dunque sono rimasti orfani è ancora difficilmente calcolabile. Noi dal 24 febbraio ne abbiamo identificati 1000. Più di 800 li abbiamo temporaneamente collocati in famiglie”, dice all’Adnkronos il ministro delle Politiche sociali dell’Ucraina, Maryna Lasebna che aggiunge: “Gli orfani e i minori rimasti senza cura genitoriale in Ucraina sono all’incirca 68 mila. Circa 63.500 sono stati assegnati a famiglie adottive, orfanatrofi di tipo familiare ecc”.

Ad aggravare il quadro, è la deportazione forzata registrata dal Governo ucraino sia di orfani che di famiglie con bambini verso i territori temporaneamente occupati o nella Federazione russa. “Ma è impossibile definire il numero esatto di queste deportazioni in quanto non abbiamo informazioni dai territori occupati e dalle città accerchiate. Abbiamo messo appunto un coordinamento interministeriale di indagine e contrasto di questo fenomeno che si rapporta con l’Ufficio del Presidente, il Parlamento e altri organi del Governo oltre alla comunità internazionale”.

Quanti sono in tutto i minori non accompagnati all’estero? “In realtà, in base alla legislazione ucraina, nessun bambino non accompagnato ha attraversato il confine – risponde la ministra – Ma le regole per coloro che possono accompagnare i minori sono diverse a seconda del paese ospitante. Perciò alcuni stati hanno nominato dei tutori temporanei per i bambini ucraini in conformità con la propria legislazione. E noi scrupolosamente controlliamo questi casi, collaborando per quanto riguarda la protezione dei diritti dei nostri bambini”.

Sempre sul fronte minori sono state bloccate le adozioni internazionali: “durante la guerra sono impossibili per la legge marziale. In alcuni regioni i servizi che si occupano dei diritti dei bambini e i tribunali non lavorano, le persone che intendono adottare il bambino spesso non riescono a raccogliere i documenti necessari, a confermare la disponibilità di un alloggio e di un guadagno stabile. Insomma le procedure pensate a garanzia dei diritti dei minori non potrebbero essere rispettate. Ma, per i genitori adottivi stranieri che hanno già ricevuto la sentenza dei tribunali ucraini con il permesso di adottare il bambino, tra cui 32 cittadini italiani candidati, abbiamo assicurato la possibilità di congiungersi con i propri figli, anche se sono stati spostati all’estero per preservare la loro vita e salute. Ed abbiamo facilitato – rimarca – la possibilità di collocare temporaneamente i bambini rimasti senza cura genitoriale in famiglia durante la guerra. Perciò le persone che desiderano accogliere nella loro casa un minore durante la legge marziale possono farlo”.

Maryna Lasebna interviene anche sull’episodio della trans ucraina Zi Faamelu, che aveva denunciato al festival di Torino sui media nazionali italiani che le donne trans sono considerate uomini da Kiev e costrette ad andare in guerra. Motivo per cui lei sarebbe fuggita. Cosa rispondete alle affermazioni di ZI Faamelu? “In Ucraina le persone che hanno fatto il passaggio di transizione di genere possono sostituire ufficialmente il proprio sesso in tutti i documenti. Questa procedura è prevista dalla legislazione ucraina. Non è una procedura rapida, ma se una persona lo vuole fare, ha tutte le possibilità – risponde all’Adnkronos – Con il certificato medico di transizione del genere, il transgender può cambiare il proprio certificato di nascita e il passaporto, quindi tutti gli altri documenti personali e contratti a proprio nome. Tra questi, può anche cancellare la propria registrazione al Commissariato militare”.

Lasebna ricorda inoltre che “dal 2017 è stata abolita la Commissione pan nazionale per il cambio del sesso. Ciò ha garantito la possibilità di ottenere il certificato di transizione del genere direttamente in un istituto medico scelto dalla persona dopo un apposito controllo, anche senza effettuare l’intervento chirurgico. Inoltre ha stabilito che non è più una motivazione automatica la non concessione della transizione di genere a chi era precedentemente sposato o con figli. Ovviamente – precisa – ci sono cose da migliorare come la riduzione dei tempi della procedura. Contemporaneamente bisogna anche lavorare all’accettazione delle persone transgender da parte delle comunità: in primis quella dei lavoratori degli istituti medici, degli organi di governo locali e nazionali. Però la procedura esiste e funziona”.

“Tutta la legislazione dell’Ucraina si basa sul principio di non discriminazione. Dal 2012 è in vigore la legge ‘Non consentire e contrastare la discriminazione in Ucraina’ con la quale sono stati messi a norma i meccanismi giuridici di protezione dei diritti delle persone che ritengono di aver subito discriminazione o che la hanno subita. Il nostro Ministero, nell’ambito del lavoro di coordinamento con le altre istituzioni volto ad assicurare la parità dei diritti, ha approvato il Manuale di integrazione degli approcci gender nella preparazione degli atti normativi, il cui uso è obbligatorio per tutti i ministeri, incluso quello della Difesa e gli organi centrali del ramo esecutivo del Governo”, conclude. (di Roberta Lanzara)

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