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Ucraina, dal 2014 la guerra segreta russa per privare Kiev di munizioni

(Adnkronos) - Intimidazioni, sabotaggi, avvelenamenti: la rivelazione del Washington Post

Intimidazioni, sabotaggi, avvelenamenti. E’ da otto anni che la Russia sta conducendo una guerra segreta per privare l’Ucraina di munizioni per le sue armi di fabbricazione sovietica, scrive il Washington Post. E ora che l’attacco russo sul campo viene fatto soprattutto con l’artiglieria, Mosca minaccia chi potrebbe vendere le munizioni oppure offre più denaro per comprarle.

Al momento, le forze russe sparano circa 60mila colpi d’artiglieria al giorno, 10 volte più degli ucraini, spiega la vice ministra ucraina della Difesa, Hanna Malyar . Si tratta di proiettili di calibro da 122 e 152 mm, gli stessi delle armi in dotazione dell’esercito ucraino, che risalgono all’era sovietica e quindi si trovano in diversi paesi che facevano parte del patto di Varsavia. Kiev ha molte difficoltà a procurarsi queste munizioni, e comunque, sottolinea Malyar, ne usa in un giorno più di quante ne vengono prodotte globalmente in 24 ore. L’occidente sta iniziando a mandare obici con lo standard Nato, 105 o 155 mm. In questo caso le munizioni non mancano ma i mezzi per spararle sono ancora pochi.

La scarsità di munizioni di era sovietica in Ucraina non è casuale, perché è da otto anni che Mosca lavora a questo scopo. Nel 2014, quando la Russia ha occupato la Crimea e iniziato a fomentare la guerra dei separatisti nel Donbass, c’è stato un sabotaggio ad un deposito di munizioni di era sovietica nella Repubblica ceca, che le autorità di Praga attribuiscono alla famigerata unità 29155 dei servizi militari russi del Gru. La stessa unità è accusata dell’avvelenamento nel 2015 del venditore di armi bulgaro Emilian Gebrev. Sopravvissuto grazie alle cure mediche, Gebrev forniva munizioni agli ucraini ed era in rapporti d’affari con il deposito di munizioni ceco. Quattro esplosioni in depositi di munizioni in Bulgaria fra il 2011 e il 2020 vengono attribuite a sabotaggi di agenti russi.

In Ucraina vi sono state a marzo e settembre 2017 due esplosioni in altrettanti grandi depositi di munizioni. L’allora segretario del Consiglio ucraino di difesa e sicurezza nazionale, Oleksandr Turchynov, parlò di un “enorme ammontare di munizioni distrutte”. L’anno successivo, vicino Cernihiv, è saltato un altro sito di stoccaggio di munizioni.

Dopo l’invasione russa del 24 febbraio, non è stato facile procurarsi le munizioni sovietiche sul mercato globale. Gli stock di munizioni calibro 152 si trovano in ex repubbliche sovietiche e in alcuni paesi africani e del Medio Oriente. Pochi ex membri del patto di Varsavia ne fabbricano ancora, ma ad un ritmo inferiore rispetto al fabbisogno ucraino. Un americano che fa da mediatore nei trasferimenti di armi agli ucraini ha raccontato in forma anonima al Washington Post di aver contattato funzionari di un paese dell’Europa orientale per l’acquisto di munizioni e di essersi sentito rispondere che i russi avevano “minacciato di ucciderli se avessere vendute agli ucraini”.

L’uomo ha raccontato di aver potuto organizzare alcuni acquisti camuffando il paese di origine della vendita. Ma ci sono stati anche casi in cui l’affare sembrava fatto, ma all’ultimo è spuntato un compratore legato ai russi che ha preso tutto con un’offerta superiore. “I russi sono molto impegnati nell’impedirci di firmare i contratti e, se li firmiamo, nel contrastare la consegna”, afferma Malyar. Stati Uniti e Gran Bretagna, scrive il Washington post, stanno invece cercando di aiutare l’Ucraina ha ottenere munizioni di era sovietica, offrendo aiuto alla sicurezza di piccoli paesi che temono le ritorsioni russe.

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Redazione Press Italia
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