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Agricoltura: Giansanti: “Draghi ascolti le imprese, ancora nessuna risposta su caro energia”

(Adnkronos) - L'appello del presidente di Confagricoltura dal palco dell'assemblea generale. "La logica dell'emergenza ci soffoca". "Estensione i benefici alle aziende energivore anche al settore agricolo".

“Il premier Mario Draghi oggi ascolta le parti sociali ma quando ascolta le imprese?”. E’ un vero e proprio appello quello che lancia il presidente di Confagricoltura Massimiliano Giansanti all’indirizzo di Draghi sui temi dell’agricoltura assediata da una serie di problemi, dal caro costi energetici alla bassa remunerazione degli agricoltori, solo per citare due aspetti di grande evidenza. “Confagricoltura non vuole essere critica per natura ma costruttiva e sta chiedendo a tutte le forze del governo e anche della minoranza di sedersi intorno a un tavolo per definire quale è il progetto di strategia per il Paese per i prossimi 5 anni. Perché, altrimenti, aggiunge – la logica dell’urgenza e dell’emergenza ci soffoca”.

Secondo Giansanti bisogna parlare di “cuneo fiscale” e di energie rinnovabili ma anche degli aumenti dei prezzi del gas, con i timori anche di carenza negli approvvigionamenti e dell’energia elettrica che vanno ad incidere pesantemente sui costi di produzione. “Dobbiamo cercare velocemente di contenere i costi energetici e chiediamo al governo che le misure promosse nel primo trimestre possano essere estese anche al secondo e al terzo trimestre che sono quelli maggiormente energivori, perché si spende di più per l’energia quando si deve irrigare e raffreddare”. Giansanti chiede anche l’estensione dei “benefici alle aziende energivore anche al settore agricolo per trasferire ai consumatori un minore impatto dell’aumento sulla spesa alimentare”. Giansanti tuttavia mostra scetticismo quanto alle risposte del governo “che non arriveranno mai, se dovessi fare il meteorologo direi nubi tendenti al peggioramento”.

“Sul fotovoltaico ne ho sentite di tutti i colori – spiega – 63 Gigawatt è l’obiettivo che il ministro Cingolani si è posto, e se volessimo raggiungerlo significa mettere in produzione lo 0,63% della superficie agricola nazionale, 63 mila ettari, che potrebbero dare un contributo straordinario e un’integrazione al reddito degli agricoltori. Io francamente non so più in che Paese sto vivendo”. “Noi vogliamo pensare a quale è il modello agricolo del futuro: tecnologia, scienza e ricerca, senza dogmi e senza paure”.

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Redazione Press Italia
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