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Elezioni 2022, quanto pesa il crollo della fiducia dei consumatori

(Adnkronos) - La fiducia dei consumatori italiani crolla al livello minimo da maggio 2020, quando il lockdown per la pandemia Covid aveva paralizzato il Paese. I dati forniti oggi dall'Istat segnalano un fattore che anche la campagna elettorale appena iniziata non può trascurare. Riguarda anche le imprese ma è significativo che il peggioramento più consistente sia legato alla riduzione del potere d'acquisto e alle conseguenze dirette dell'aumento dell'inflazione sulla vita quotidiana.

La fiducia dei consumatori italiani crolla al livello minimo da maggio 2020, quando il lockdown per la pandemia Covid aveva paralizzato il Paese. I dati forniti oggi dall’Istat segnalano un fattore che anche la campagna elettorale appena iniziata non può trascurare. Riguarda anche le imprese ma è significativo che il peggioramento più consistente sia legato alla riduzione del potere d’acquisto e alle conseguenze dirette dell’aumento dell’inflazione sulla vita quotidiana.

A luglio 2022 si stima una diminuzione sia dell’indice del clima di fiducia dei consumatori (da 98,3 a 94,8) sia dell’indice composito del clima di fiducia delle imprese (da 113,4 a 110,8). Tutte le componenti dell’indice di fiducia dei consumatori sono in calo. In particolare, il clima economico e quello futuro registrano le diminuzioni più marcate scendendo, rispettivamente, da 93,9 a 84,9 e da 98,8 a 92,9; il clima personale e quello corrente flettono in misura più contenuta passando, il primo da 99,8 a 98,1 e il secondo da 97,9 a 96,1. L’indice di fiducia dei consumatori raggiunge un minimo da maggio 2020. Con riferimento alle imprese, la fiducia è in peggioramento nella manifattura (l’indice scende da 109,5 a 106,7) e nei servizi di mercato (da 109,0 a 104,1) mentre migliora nelle costruzioni (l’indice sale da 159,7 a 164,4) e nel commercio al dettaglio (da 107,2 a 108,1).

Questi numeri hanno un senso perché sono quasi sempre capaci di anticipare l’andamento del pil e di preannunciare una fase recessiva. E succede soprattutto quando la causa principale del calo della fiducia è legato all’andamento dei prezzi, e quindi alla riduzione del potere d’acquisto. In questi casi, la storia economica dimostra che il passo successivo è la riduzione della domanda interna con la contrazione dei consumi.

Succede in Europa, in Italia, e succede anche negli Stati Uniti. Il Wall Street Journal ha oggi in apertura della sua homepage online un video che spiega come il consumer-sentiment index e il consumer-confidence index siano indispensabili per ‘raffreddare’ l’inflazione e perché la Federal Reserve li tenga in grande considerazione.

Farebbero bene a guardare ai dati di oggi anche i partiti impegnati nella campagna elettorale italiana. Senza fiducia, l’economia non tiene. E la fiducia si alimenta dando una prospettiva di stabilità che risolva l’attuale incertezza. Partendo dalle misure che servono a mitigare le conseguenze della corsa dei prezzi. Ne hanno parlato oggi a Palazzo Chigi Draghi e i sindacati ma la vera partita la giocherà il governo che uscirà dalle urne.

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