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Foto Meloni, Fratelli d’Italia contro Repubblica

(Adnkronos) - Esponenti del partito: "Immagine sessista e stomachevole". Molinari: "Accuse sgangherate"

Fratelli d’Italia scende in campo contro ‘Repubblica’ per una foto di Giorgia Meloni pubblicata sulla prima pagina del quotidiano diretto da Maurizio Molinari. E’ la deputata di Fratelli d’Italia, Carolina Varchi, a condannare per prima lo ‘scatto’, considerato allusivo. “Ho trovato stomachevole -scrive Varchi in una nota- la prima pagina di Repubblica di oggi. La foto scelta, infatti, contiene una chiara e volgare allusione sessista contro Giorgia Meloni, nel vano tentativo di minarne autorevolezza e credibilità”.

Questo, avverte, “non è giornalismo libero ma solo machismo da taverna nei confronti dell’unica donna leader in Italia e in Europa, alla quale va tutta la mia vicinanza per l’hai attacchi indegni che sta subendo. Mi aspetto di sentire forti le voci di dissenso di tutte le donne impegnate in politica e nell’associazionismo femminista, diversamente dovremo prendere atto che il rispetto per le donne è – a loro modo di vedere – sempre dovuto a meno che le donne offese non siano di Fratelli d’Italia”, conclude Varchi.

“Volgarità ne abbiamo lette tante ma la foto di Giorgia Meloni pubblicata oggi in prima pagina da Repubblica è una caduta di stile e un attacco oltre ogni decenza. Una foto che è una chiara e grave allusione che se riservata a chiunque altra desterebbe il giusto scandalo. Invece, nel tentativo di demonizzare Fratelli d’Italia viene estrapolato e mostrato uno scatto inaccettabile”, dice Augusta Montaruli, deputata di Fratelli d’Italia. Gli interventi dal partito guidato da Meloni si moltiplicano.

REPUBBLICA – In serata arrivano le parole di Maurizio Molinari, direttore del quotidiano. “La sgangherata accusa di ‘sessismo’ e ‘machismo’ mossa a Repubblica da esponenti di FdI per la foto pubblicata oggi in prima pagina di Giorgia Meloni, scattata dall’agenzia di stampa Reuters e pubblicata in originale, senza alcun taglio tipografico, non meriterebbe di essere raccolta, perché qualifica chi la muove e i suoi percorsi cognitivi”, dice.

“Tuttavia -aggiunge il direttore di Repubblica- l’accusa è indicativa della cultura politica di un partito che si candida a governare il Paese e che anziché rispondere all’opinione pubblica su temi dirimenti come quello dei diritti, delle libertà costituzionali, del genere, preferisce eccitarla e confonderla con la manipolazione grossolana del lavoro di chi facendo giornalismo di questi tempi non smetterà di chiedere conto”.

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