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Imprese, Piemonte: “Nonostante conflitto e rincari restano favorevoli previsioni terzo trim.”

(Adnkronos) - Incertezza per le conseguenze del conflitto russo-ucraino sull’economia già alle prese con l’escalation dell’inflazione e dei prezzi di materie prime ed energia ma ancora effetti positivi determinati dall’onda lunga della ripresa post Covid.  E quanto emerge dall’indagine congiunturale realizzata a giugno dall’Unione industriali di Torino da cui emerge che conflitto, inflazione e rincari non hanno ancora avuto impatto sulle prospettive a breve termine di produzione e ordini.

Incertezza per le conseguenze del conflitto russo-ucraino sull’economia già alle prese con l’escalation dell’inflazione e dei prezzi di materie prime ed energia ma ancora effetti positivi determinati dall’onda lunga della ripresa post Covid.  E quanto emerge dall’indagine congiunturale realizzata a giugno dall’Unione industriali di Torino da cui emerge che conflitto, inflazione e rincari non hanno ancora avuto impatto sulle prospettive a breve termine di produzione e ordini.

In particolare, per il terzo trimestre del 2022, le attese sulla produzione delle circa 1.200 imprese piemontesi registrano un assestamento (-0,7 punti percentuali) rispetto al secondo trimestre. Il 25% delle rispondenti prevede un aumento dei livelli di attività, contro l’11,8% che ne prevede la riduzione, con un saldo ottimisti-pessimisti pari a +13,3%. Trend analogo per gli ordinativi, con un saldo del 10,0% e un calo di 3,5 punti rispetto alla scorsa rilevazione.

Per contro, il 19,8% delle aziende prevede un aumento dell’occupazione, contro il 4,9% che si attende una diminuzione: il saldo, pari a +14,9 punti percentuali, aumenta di 1,2 punti rispetto a marzo. Restano prudenti le attese sull’export, con un saldo ottimisti-pessimisti pari a +0,6%, probabilmente a causa del rallentamento delle economie mondiali e alla difficile situazione del commercio globale. Rallentamento economico e impennata dell’inflazione non frenano gli investimenti, che aumentano di 1,5 punti: il 27,8% delle rispondenti ha programmi di spesa di un certo impegno (erano il 26,3% a dicembre). 

Il ricorso alla cassa integrazione interessa il 5,1% delle imprese, in calo di 1,6 punti percentuali rispetto a dicembre, segno della buona tenuta delle imprese piemontesi. Migliora ulteriormente il tasso di utilizzo di impianti e risorse, tornato sui valori medi di lungo periodo. Indicazioni positive, sia pure con sfumature diverse, vengono sia dalle imprese medio-grandi (oltre 50 dipendenti) che da quelle più piccole (sotto i 50 addetti). Con la rilevazione di giugno sono state introdotte alcune domande relative all’aumento dei prezzi da cui è emerso che oltre il 70% delle rispondenti ha rilevato aumenti di prezzo di materie prime (75,5) energia (75,7%) e trasporti (73,3%).

 A livello territoriale, le previsioni si mantengono positive in tutte le aree, con la sola eccezione di Vercelli (-2,1%). In particolare Alessandria, Canavese, Novara, Torino e Verbania hanno attese sulla produzione superiori alla media regionale (rispettivamente +21,9%, +16,0%, +19,8%, +18,2% e +20,0%). Le altre province registrano saldi più prudenti: Asti +10,8%, Cuneo +10,4% e Biella +3,6%.

Nel manifatturiero, le attese per il secondo trimestre 2022 sono, come per le scorse rilevazioni, più prudenti rispetto al terziario, con indicatori ancora positivi ma in ulteriore assestamento rispetto a marzo. In particolare i saldi ottimisti-pessimisti per ordini e produzione sono pari a +6,5% e +10,6%, e in calo, rispettivamente di 4,6 e a 2,3 punti rispetto al secondo trimestre. 

Nonostante il perdurare di inflazione e guerra in Ucraina l’export torna positivo, dopo la frenata di marzo, con un saldo pari a +2,0%, in recupero di 4,6 punti. Stabile, invece, l’occupazione, con un saldo che resta intorno al 13%. In aumento gli investimenti, che interessano il 29,6% delle aziende, stabile il tasso di utilizzo delle risorse (78%). Cala ancora il ricorso alla cig che ritorna ai valori pre-crisi (6,3%).

A livello settoriale, gli indicatori restano positivi per quasi tutti i settori. Le attese della metalmeccanica (17,7%) restano superiori alla media regionale, come accade da oltre un anno, con un ricorso alla CIG ormai fisiologico (6,9%) e il 32,8% delle rispondenti che prevede investimenti in macchinari. Ottima performance per meccatronica (+26,0%) ed edilizia (+18,9%). Buon andamento anche per il comparto alimentare, con un saldo del 15,5%, investimenti sopra la media regionale (35,7%) e un ricorso alla CIG ai minimi (2,8%). 

Le materie plastiche, dopo lo scivolone di dicembre e il recupero di marzo, totalizzano a giugno un saldo ottimisti-pessimisti del +8,3%. Per contro il comparto della gomma, registra un saldo negativo (-23,1%). Previsioni ancora positive, pur in assestamento, per tessile (2,8%), saldo in pareggio per le manifatture varie (0,0%) e legno (+27,8%). 

Nei servizi il clima di fiducia è ancora decisamente favorevole, con indicatori analoghi a quelli osservati a marzo. Il saldo relativo ai livelli di attività è pari al 19,9% (era 19,2% la scorsa rilevazione), quello relativo agli ordinativi è pari a +19,0% (da +19,5%), quello sull’occupazione è pari +17,8% (con una variazione +2,7 punti percentuali). Gli investimenti aumentano di 2,2 punti (23,2%), cala ancora il ricorso alla CIG (da 2,7% a 1,9%). Migliora ulteriormente il tasso di utilizzo delle risorse (84,9%).  

A livello settoriale, le attese delle aziende del terziario sono tutte ottimistiche per il secondo terzo 2022, pur con qualche segno di assestamento nei saldi ottimisti-pessimisti. Tiene bene l’Ict con un saldo sui livelli di attività che passa da +22,2% a +24,2%. Infine, buona performance anche per i servizi alle imprese (22,7%), commercio e turismo (17,6%), altri servizi (20,8%) e leggero assestamento per trasporti e utility, ma ancora attese positive: rispettivamente +12,5% e +5,6%.

“Le nostre imprese dimostrano una grande e perfino sorprendente capacità di reazione e adattamento a una situazione geopolitica ed economica estremamente incerta, nella quale è particolarmente complesso prendere decisioni dato il moltiplicarsi delle incognite, penso alla escalation dei prezzi di elettricità e gas, alla carenza di materie prime e al relativo aumento del loro costo, alla siccità che causa gravi danni, ma anche all’inflazione che colpisce praticamente tutti i beni di consumo mettendo in difficoltà le famiglie. Senza ovviamente dimenticare il Covid che sta nuovamente riprendendo vigore, non sappiamo con quali conseguenze – commenta Giorgio Marsiaj, presidente dell’Unione Industriali Torino – nonostante ciò sia le imprese medio-grandi, sia quelle di minori dimensioni hanno continuato e continuano a investire, vedendo opportunità anche in questa crisi dalle molte sfaccettature. Alla ripresa di settembre, però, se questi fattori d’incertezza non saranno almeno in parte sotto controllo, molti settori industriali, a partire da quelli più energivori, andranno incontro a seri rischi e questa spinta potrebbe esaurirsi”.

“Dalla lettura dei dati della nostra indagine congiunturale emerge in maniera forte la centralità del sistema produttivo e manifatturiero della nostra regione e del Paese, che seppur in un momento di grande incertezza, sanno continuare a reagire ed hanno per quanto possibile assorbito i rincari vertiginosi di energia e materie prime – aggiunge Marco Gay, presidente di Confindustria Piemonte – i prossimi mesi non saranno sicuramente facili per la situazione geopolitica e l’aumento dei costi delle materie prime e dell’energia, del conseguente aumento dell’inflazione. A questi si è aggiunta di recente la quasi parità Euro/Dollaro che, se da un lato probabilmente favorirà le nostre esportazioni, dall’altro aumenterà ulteriormente i costi delle forniture di gas e petrolio”.

“Per rinforzare ed accompagnare il nostro sistema produttivo occorre, oggi, un’accelerazione nello scaricare a terra le risorse del NextGenerationEu e della prossima programmazione dei Fondi strutturali europei con un indispensabile partenariato pubblico-privato, che coinvolga le aziende di tutte le dimensioni. Servono, infine, azioni concrete che non ci stancheremo di ribadire come necessarie per il futuro economico e sociale del nostro territorio e dei nostri giovani”, conclude Gay.

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