Inquinamento: cosa c’è da sapere sulla plastica

Da un servizio del National Geographic

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Foto di donations welcome da Pixabay

La plastica nasce nel XIX secolo in Inghilterra. Alexander Parkes, elaborando il nitrato di cellulosa, crea il primo materiale semisintetico. Nel 1933 si arriva a creare in Inghilterra il polietilene, la pellicola che riveste i cibi e dopo soli 5 anni negli USA il nylon, ma è da dopo la seconda guerra mondiale che si ha il vero incremento tra ricerca scientifica e produzione vera e propria a consumo mondiale. Nel 1954 Giulio Natta inventa il “moplen”, usato per vasche e vaschette, anche alimentari. Il resto della storia è storia e oggi il mondo senza la plastica è difficile immaginarselo; essa nasce dalla sintesi artificiale di risorse naturali come il gas, il petrolio e suoi derivati, ma è indistruttibile da parte della natura. Ha apportato decisive sostegni alla medicina e ai trasporti, ma anche alla ingegneria agevolando molti servizi umani, come l’acqua potabile. La plastica usata in modo massiccio così come oggi siamo soliti fare, genera un inquinamento incredibile a causa della comodità che ne deriva da suo uso che ha poi portato all’usa e getta che rappresenta il 40% di tutta la plastica prodotta ogni anno.

Molti di questi prodotti, ad esempio le buste di plastica o gli involucri per cibo, hanno una vita di pochi minuti o poche ore, anche se rimangono nell’ambiente per centinaia di anni.

I dati del National Geographic: “Metà di tutta la plastica prodotta è stata realizzata solo negli ultimi 15 anni; La produzione è aumentata in modo esponenziale dai 2,3 milioni di tonnellate del 1950 ai 448 milioni di tonnellate del 2015. Un dato che dovrebbe raddoppiare dal 2050. Ogni anno circa 8 milioni di tonnellate di rifiuti di plastica finiscono dalle nazioni costiere negli oceani. Equivale a buttare cinque buste di immondizia ogni 30 centimetri di costa in tutto il mondo. Spesso le plastiche contengono additivi che le rendono più resistenti, più flessibili e durevoli. Molte di queste sostanze, però, possono prolungare la vita dei prodotti nel momento in cui vengono gettati via. Si stima che alcuni possano durare almeno 400 anni prima di degradarsi.”

E’ stato osservato il movimento della plastica sul pianeta: la plastica che arriva nell’oceano parte dalla terra e spesso viene trasportata dai fiumi che raccolgono lungo il corso i rifiuti. Spesso rimangono lungo le coste, ma se le correnti riescono a spingere fuori dalla costa le plastiche, queste possono raggiungere altri posti nel mondo. In mare inizia il deterioramento lento del materiale plastico per mezzo anche all’azione del sole e del vento, il moto delle onde e il sale ridicendole spesso in particelle piccole anche mezzo centimetro. Le microplastiche sollevate dal vento hanno raggiunto luoghi come la cima dell’Everest o la gola delle Fosse delle Marianne. Le microplastiche, sfinendosi, arrivano ad essere respirate e bevute dall’uomo, dagli animali, creando danni incalcolabili alla salute e all’ambiente. Circa 700 specie, comprese quelle a rischio di estinzione, sono state in qualche modo colpite dalla plastica. E praticamente tutte le specie di uccelli marini mangiano questo materiale, muoiono di fame perchè intrappolati o strangolati dalla attrezzatura di pesca. I pesci che ingoiano le microplastiche finiscono nei nostri piatti. In questo processo rimangono coinvolti e vittime anche gli animali della terra come elefanti, iene, zebre, tigri, cammelli, bovini e altre grandi specie: test hanno confermato danni al fegato, danni cellulari e disturbi del sistema riproduttivo che hanno indotto alcune specie, come le ostriche, a produrre meno uova.

Una volta che sono nell’oceano, è molto difficile recuperare i rifiuti di plastica. I sistemi meccanici, come la Mr. Trash Wheel, sono efficaci se devono catturare grossi pezzi di plastica dalle acque interne. Secondo quello che sostengono scienziati e ambientalisti, compresa la National Geographic Society, la soluzione è anzitutto impedire che questi rifiuti entrino nei fiumi e in mare. Un’altra è migliorare i sistemi di gestione dei rifiuti e di riciclaggio che tenga conto della breve vita del packaging usa e getta e fare a meno delle plastiche come le buste.

FONTE: https://www.nationalgeographic.it/ambiente/2020/01/tutto-quello-che-ce-da-sapere-sullinquinamento-da-plastica

Michela Biccheri
Michela Biccheri

Nata a Gubbio nel marzo 1975 consegue il diploma tecnico di “Perito aziendale e corrispondente in lingue estere” presso l’ITIS. Laureata in Scienze Politiche -Politico internazionale- discutendo la tesi “I tredici giorni della Crisi di Cuba” relatore prof. Fulvio D’Amoja, si avvicina al giornalismo scrivendo per “La Fonte” e collaborando con la redazione de “L’Eugubino”, collaborazione che dura da 13 anni. Ha lavorato in uno studio medico fino alle maternità. Dal 2016 lavora presso l’Associazione Maggio Eugubino per la quale gestisce le attività di segreteria, di comunicazione e gestione del personale. Si interessa di politica, di giornalismo, di lettura e del bene della città in cui vive e in cui vive la sua famiglia e gli amici e per la quale partecipa attivamente al volontariato cittadino che mira alla valorizzazione e salvaguardia della storia e delle memorie, avendo forti sentimenti per le tradizioni e al contempo intrattiene rapporti con l’estero e con il resto dell’Italia anche nel quadro dell’attività turistica.