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Referendum Tunisia, direttrice Corriere Tunisi: “C’è incertezza”

(Adnkronos) - C'è "un po' di incertezza" sul futuro della Tunisia dopo il referendum che ha sancito, a larghissima maggioranza, l'entrata in vigore della nuova Costituzione. Lo afferma in un'intervista ad Aki-Adnkronos International Silvia Finzi, professoressa ordinaria presso il Dipartimento di Italianistica dell'Università di Tunisi nonché direttrice del Corriere di Tunisi, giornale nato dopo l'indipendenza del Paese nordafricano, avvenuta nel 1956, ed unica testata italiana nel mondo arabo.

C’è “un po’ di incertezza” sul futuro della Tunisia dopo il referendum che ha sancito, a larghissima maggioranza, l’entrata in vigore della nuova Costituzione. Lo afferma in un’intervista ad Aki-Adnkronos International Silvia Finzi, professoressa ordinaria presso il Dipartimento di Italianistica dell’Università di Tunisi nonché direttrice del Corriere di Tunisi, giornale nato dopo l’indipendenza del Paese nordafricano, avvenuta nel 1956, ed unica testata italiana nel mondo arabo.

Il referendum, nelle intenzioni del presidente Kais Saied, porterà il Paese nel futuro, mentre l’opposizione lo ha bollato come un tradimento dei valori della rivoluzione del 2011. “Se ci porterà avanti o indietro bisognerà attendere l’applicazione della Costituzione. E’ chiaro che un punto interrogativo c’è”, prosegue Finzi da Tunisi, sottolineando come gran parte delle persone che hanno votato a favore di questa riforma – che conferisce al presidente ampissimi poteri – “non so fino a che punto abbiano letto gli articoli proposti”, ma l’hanno fatto più per punire una classe politica, rappresentata in particolare dal partito islamista Ennahda, che “da 10 anni a questa parte non ha migliorato le condizioni di vita della popolazione”.

Secondo la direttrice del Corriere di Tunisi, sostanzialmente chi ha votato a favore della Carta promossa da Saied (l’affluenza è stata di poco superiore al 27%), “sente che la Tunisia sta andando alla deriva da tutti i punti di vista e ha la sensazione che questo presidente possa mettere ordine in questa confusione generale che stiamo vivendo da alcuni anni”.

“Detto questo il progetto di Costituzione non è modernista”, prosegue la docente, spiegando come da una parte sia stato abolito il riferimento all’Islam come religione di Stato che era presente dalla Legge fondamentale di Bourguiba, ma allo stesso viene introdotto un articolo, il numero 5, in cui si dichiara che “bisogna rispettare la legge coranica”.

Un aspetto quest’ultimo che “inquieta alcune frange politiche e parti della società progressista”, prosegue Finzi, secondo cui “diverse organizzazioni femminili si sono chieste se questo conservatorismo religioso rischi di rimettere in discussione il concetto della parità di genere e snaturi l’identità nazionale tunisina”.

Inoltre, sottolinea la direttrice del giornale italiano, “in alcuni ambienti politici si teme un ritorno ai regimi precedenti la rivoluzione dal momento che, sebbene l’attuale presidente sia una persona pulita che garantirà le libertà, non è escluso che i successivi capi di Stato possano utilizzare questa Costituzione in chiave anti-democratica”.

Il voto di lunedì si è svolto in un clima di incertezza anche a livello economico. Il Paese, già in crisi da anni per le tensioni politiche ed il terrorismo, è stato ulteriormente affossato dalla pandemia – che ha bloccato i flussi turistici – e dai risvolti della guerra in Ucraina. Secondo Finzi, “certamente” la Tunisia non riuscirà a rialzarsi da sola da questa situazione.

“Bisognerà vedere quali Paesi appoggeranno la Tunisia, da questo si vedrà anche in che direzione andrà il Paese”, evidenzia, auspicando anche “una mano” da parte dell’Italia “non soltanto per la paura dei migranti. Qui i giovani non trovano lavoro e c’è un rincaro del costo della vita enorme”.

“Forse – chiosa – guardare con un po’ più di attenzione al vicino permetterebbe all’Italia di ridurre questi flussi migratori e dare un po’ di speranza a questi giovani”.

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