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Roma, Dybala si presenta: “Presto per parlare di scudetto”

(Adnkronos) - "La maglia numero 10? In futuro non si sa, ora sono contento con il 21"

“Credo sia presto per iniziare a parlare di scudetto”. Paulo Dybala si presenta ufficialmente come nuovo giocatore della Roma. “C’è voglia, lo scorso anno la Roma ha vinto un trofeo importante. Ci sono obiettivi importanti, a tutti piace vincere e quello deve essere il nostro obiettivo: pensare di partita in partita e più avanti vedremo dove saremo per parlare di obiettivi più importanti. In questo momento ci sono squadre più avanti di noi”, dice l’attaccante argentino, sbarcato nella capitale alla scadenza del suo contratto con la Juventus.

A Roma, Dybala indosserà la maglia numero 21. “La maglia numero 10? Per me la cosa più importante è che sappiamo chi è l’ultimo che l’ha indossata (Francesco Totti ndr.). Per me il numero 21 è molto importante per la Nazionale e perché ho vinto con la Juve, spero sarà il numero con cui vincerò con la Roma. In futuro non si sa, ora sono contento con il 21”, glissa.

Prima di sposare il progetto della Roma, Dybala ha parlato con il tecnico giallorosso José Mourinho. “La chiamata del mister è stata un piacere enorme. Ho avuto la fortuna di conoscere il presidente, suo figlio, ho parlato con il direttore e conoscevo alcuni ragazzi. La chiamata di tutti è stata una dimostrazione di affetto, è stata importante per me”, aggiunge.

In campo meglio da seconda punta o trequartista? “Dipenderà dal mister: in base alle partite troverà le soluzioni per me e per la squadra, poi deciderà lui e io sarò disposto a ricoprire entrambe le posizioni”, prosegue l’argentino.

“Perché è finito il mio rapporto con la Juve? Il direttore Arrivabene è stato chiaro nelle sue dichiarazioni: avevamo un accordo da firmare ad ottobre, la società ci ha chiesto di aspettare e a marzo abbiamo avuto la comunicazione della società, non facevo parte del futuro. Non è stato un problema economico, come tanti hanno detto, ma la società col mister hanno preso altre decisioni. Ho detto che se era la loro scelta, per me non era un problema”.

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