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Botto Poala (Confindustria Moda): “La sfida? Più unità, in Europa compatti”

(Adnkronos) - Il neo presidente della Federazione pronto a far sentire voce sul tema legato ai costi dell'energia

“Per Confindustria Moda la sfida nel lungo termine è consolidare l’unità, facendoci percepire come un unico sistema da tutte le parti sociali. Stando insieme saremo in grado di valorizzare il peso e l’importanza di questa industria, non solo in Italia ma soprattutto in Europa”. Parola di Ercole Botto Poala, neo presidente di Confindustria Moda, la Federazione che riunisce le imprese e le associazioni del settore tessile moda e dell’accessorio. Classe 1971, già vice presidente della Federazione e amministratore delegato di Reda, tra i lanifici più importanti d’Italia, Botto Poala è pronto alle sfide che il comparto dovrà affrontare nei prossimi anni. “Quelle che ci attendono – spiega Botto Poala all’AdnKronos – possono mettere il tessile, moda e accessorio in grossa difficoltà o favorirlo in modo significativo”.

Tra i temi chiave con i quali il settore dovrà confrontarsi, come la digitalizzazione e l’internazionalizzazione, c’è anche quello legato alla sostenibilità: “Dobbiamo fare sistema – evidenzia Botto Poala -. Tutti parlano di sostenibilità e la stanno interpretando a modo loro ma è una partita senza arbitro in questo momento. Tuttavia, prima o poi, il legislatore europeo definirà le regole per produrre e vendere prodotti sostenibili in Europa e a Bruxelles dobbiamo andare compatti per far sentire la nostra voce. Questa è la missione che abbiamo nel lungo periodo”.

Un altro obiettivo da centrare è quello della digitalizzazione. “Sarà un altro tema selettivo per le aziende – avverte Botto Poala -. I modelli di business stanno evolvendo, le nostre imprese e i nostri manager devono essere pronti a cogliere questa sfida”. Per Botto Poala “occorre stimolare gli imprenditori italiani a cambiare un po’ la mentalità, serve cavalcare la transizione digitale, che è una grandissima opportunità per il Made in Italy”. Nel breve periodo, invece, il traguardo è aiutare le piccole e medie imprese a cogliere l’opportunità del Pnrr. “In passato – rimarca Botto Poala – il nostro sistema ha avuto difficoltà perché le piccole imprese spesso non sono strutturate. Confindustria Moda, con tutte le sue associazioni imprenditoriali, Assocalzaturifici, Anfao, Smi, Aip, Assopellettieri, Federorafi, Unic, deve dare una mano in questo senso”.

Il primo trimestre 2022 per Confindustria Moda si è chiuso con un rialzo del fatturato del +19,3%, superiore alle aspettative che prevedevano una crescita del +14%. Anche l’andamento degli ordini ha registrato un trend molto positivo, mostrando un +15% rispetto allo stesso periodo del 2021. Nel secondo trimestre, invece, si stima un incremento medio delle vendite attorno al +12,9%, che, sebbene sia una previsione positiva, vede un rallentamento anche a causa delle incertezze sullo scenario internazionale su cui pesano principalmente le tensioni del conflitto russo-ucraino. Con queste previsioni, il primo semestre 2022 dovrebbe archiviarsi con una crescita del fatturato del +16%.

“C’è una spada di Damocle che pende sulla ripresa: il costo dell’energia, che causa gravi problemi specialmente alle aziende energivore a monte della filiera – osserva Botto Poala -. I volumi stanno tornando alla dimensione pre-Covid ma le marginalità no. Dobbiamo essere da una parte stimolati dal fatto che il Made in Italy è ancora molto richiesto, che il mondo ha ancora voglia di prodotti italiani ma dall’altra parte non dobbiamo dimenticare che le aziende italiane stanno faticando per la questione legata ai costi dell’energia, che è molto complessa. Nessuno è in grado di quantificarne i costi perché il prezzo cambia rapidamente. Ora abbiamo bisogno di lavorare con le parti sociali e il governo a una serie di tematiche importanti, tra cui quella dell’energia”.

Il presidente di Confindustria Moda è netto: “Chiederemo interventi strutturali a livello europeo, a partire dal tetto ai costi dell’energia come proposto dal premier Draghi – chiosa -. E’ fondamentale continuare la discussione in Europa per le aziende, sia per contenere i costi che per avere visibilità di medio periodo sulle attività. Molte realtà stanno lavorando con poca visibilità di quello che può succedere, lavorano nella burrasca, non vedono un faro. Il tetto sarebbe di grande rilevanza strategica per tutte le nostre imprese, perché permetterebbe di contenere i costi e avere maggiore visibilità nel medio periodo, evitando per quanto possibile di navigare a vista”. (di Federica Mochi)

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