Skip to content

Salvatore Aranzulla: “Potrei anche non lavorare, lo faccio perché mi piace”

(Adnkronos) - Il divulgatore tecnologico si racconta in un'intervista: "Risolvo ogni giorno problemi tech, altrimenti mi annoio"

Il sito che porta il suo nome, Aranzulla.it, in Italia è visitato più di quello di Amazon. E nel 2021 ha dichiarato un fatturato del 3,8 milioni. Ma chi è Salvatore Aranzulla? L’uomo dalle risposte tecnologiche, che ha insegnato agli italiani a usare internet, va a letto alle 22, si sveglia alle 7.10, fa una passeggiata e il resto del giorno lo passa in casa. “Non mi va di essere riconosciuto”, racconta in un’intervista al Corriere della Sera.

All’allestimento del suo attico nell’esclusiva cittadella di Citylife, a Milano, ha dato perciò “massima importanza”: domotica da centomila euro, un impianto che “cambia l’80% dell’aria ogni ora”, guardie armate in giardino, sei scaffali di manuali di alta pasticceria, il suo hobby più longevo. Il più recente è la palestra: “Ho il 13% di massa grassa, sto lavorando per scendere a 12. Perfetti si è a 8%, ma alcune funzioni sono a rischio. Segno su una app le calorie”. E alla domanda del perché sia così interessato all’equilibrio perfetto risponde semplicemente con un: “Non mi piace lasciare andare le cose”.

Il primo articolo sul suo sito, ‘Come installare una stampante’, è di gennaio 2002. Ancora oggi, a 32 anni, Aranzulla – che si gestisce la Aranzulla srl, one-man-band senza dipendenti, ma solo collaboratori, in crescita da due decenni – programma codice e studia contratti, fa consulenze (a 10 mila euro l’ora) e scrive. Il sito offre 15 mila pagine su problemi tech di ogni calibro, da ‘come accendere il pc’ a come scegliersi un antivirus o uno smartphone. “Il sito guadagna per il 50% dalla pubblicità, “il 25% da link affiliati alle aziende. Il restante 25% sono i corsi che faccio, le collaborazioni in cui sono testimonial. Da due anni ho disdetto tutti i miei investimenti in prodotti di banche italiane, che sono costosi e hanno rendimenti imbarazzanti. Faccio da solo”, spiega, sottolineando che in realtà “potrei non lavorare più”. “Lo faccio perché mi piace. Ma appena metto il naso fuori dall’ufficio impazzisco: il mondo del lavoro è pieno di scappati di casa“.

Sugli “scappati di casa” è inarrestabile: “Quando sono venuto a Milano, a diciott’ anni, il sito fruttava 36 mila euro l’anno. Ci dovevo pagare le tasse, l’affitto, la Bocconi. Non è che potessi non lavorare. Oggi mi pare che i genitori difendano sempre i figli, facendone imbecilli. I modelli sono rapper analfabeti e tiktoker che lasciano la scuola. Ma a cinquant’ anni che faranno?”.

Anche sulle “aziende assumono giovani incapaci per risparmiare” polemizza: “Ci ho a che fare ogni giorno. Vogliono un testimonial. Dicono: fissiamo una call. Io chiedo prima: avete il budget? Risposta: per ora no, ma sentiamoci lo stesso, anche solo per un saluto. Un saluto? Ma che lavoro fa questa gente illicenziabile? Telefona?”.

Aranzulla rivela poi che non cambierebbe mai lavoro: “Al trentesimo compleanno ho preso due settimane di pausa. Mi cullavo con l’idea di non lavorare più: potrei. Ma mi annoiai. In un giorno ho finito i miei libri di Agatha Christie, Netflix mi stufava. Ieri c’era un procedimento che richiedeva 68 minuti. Io e il mio programmatore lo abbiamo riprogrammato, ora ne impiega uno. Mi diverto più così”.

Ma alla domanda su come dorme risponde: “Male. Basta un pensiero o uno spiraglio di luce e non prendo sonno. Sabrina, la mia compagna, stanotte è entrata a letto con lo smartphone. L’avrei strozzata. A volte mi chiede se può abbracciarmi: amore, le dico, mi abbracci domani, devo dormire”. E se avrete un figlio? “Non dormirà con me. Senta, io oggi ho da programmare quindicimila righe di codice. Un errore rovina tutte quelle dopo. Ci va precisione. Se non dormi non ce l’hai”, dice bruscamente.

In passato ha provato ad andare dallo psicoterapeuta: “Ne ho provate due. Avevo una colite ulcerosa da stress e attacchi di panico. Ma mi è parso inutile. Se il capo di una grande azienda mi dà un consiglio, ascolto. Ma a queste persone non davo valore”. Gli attacchi di panico, racconta, sono iniziati quando “in palestra sono svenuto sotto un bilanciere da cento chili: di lì ho iniziato a soffrirne. Ne ho parlato in una seduta, e ho avuto un attacco anche lì. La terapeuta non sapeva che fare. Mi aiutò Sabrina”.

AdnKronos: Vai alla fonte

© 2006 - 2022 Pressitalia.net - Edizioni Le Colibrì: P.Iva 03278920545