Scaltro mimetismo per nascondersi dall’uomo

È la Fritillaria delavayi, la pianta medicinale cinese che si è trasformata

images-inE’ noto come la diminuzione delle dimensioni di alcuni pesci soggetti a pesca intensiva, derivi dal proprio adattamento alla pesca intensiva: catturati nelle reti, i pesci più piccoli riescono a scappare attraversando le maglie, col tempo certi esemplari di pesci hanno modificato la propria dimensione per salvarsi.
L’esempio dell’adattamento animale si verifica anche nelle piante. E’ noto anche il cambiamento di talune piante che sono rimpicciolite proprio nelle zone in cui la raccolta aumentava. La Fritillaria delavayi pianta medicinale della Cina sud –ovest, invece, si è modificata assumendo una colorazione grigio-marrone, tipica dell’ambiente che la ospita, rendendola quasi invisibile agli occhi umani. E’ una pianta in origine con colori brillanti, a stelo lungo e foglie larghe di un verde intenso e un fiore simile al tulipano di color giallo intenso che spicca tra le rocce in maniera inequivocabile. La raccolta intensiva di questa pianta medicinale ha avviato un meccanismo di difesa della stessa che l’ha resa all’apparenza confondibile con le rocce, tutt’altro che visibile. Si suppone sia la raccolta intensiva ad averla indotta ad uno scaltro mimetismo, in quanto non è noto il consumo tra gli animali ed è piuttosto difficile la coltivazione intensa per l’impossibilità della creazione del clima freddo e asciutto tipico delle montagne Hengduan, dove prospera una sola volta all’anno, pertanto si è notato che proprio dove avviene la raccolta più intensa, le piante abbiano cambiato colore, rimanendo invece invariate, sgargianti, nelle zone più nascoste. Conosciamo meglio questa pianta dai grandi benefici: Fritillaria delavayi viene usata nella medicina tradizionale cinese per la cura delle patologie polmonari e viene raccolta per fini terapeutici da almeno 2000 anni. Lo studioso Yang Niu è riuscito a studiare in tempo questa fantastica pianta scoprendo che si genera un anno al maschile e in altri anni maschili e femminili. La sua ricerca venne interrotta dalla vendita di tutte le piante su cui stava studiando. Ha un costo elevato e la produzione di un kg di fiori costa alla pianta 3.500 esemplari essendo, il bulbo, piccolo come l’unghia di un pollice. Un chilogrammo di Fritillaria delavayi costa 400 euro. Il biologo dell’evoluzione presso il Danforth Plant Science Center a St. Louis, in Missouri Matthew Rubin racconta: “Sappiamo che da migliaia di anni l’uomo plasma l’aspetto delle piante attraverso la domesticazione, ovvero la coltivazione per ricavare cibo. Questo è un meraviglioso esempio di selezione naturale mediata dall’uomo, che documenta un cambiamento e mette in relazione in modo abbastanza convincente quel cambiamento con una pressione umana, rappresentata in questo caso dalla raccolta”. Continua sostenendo che “Certamente ci potrebbero essere altri fattori responsabili di questo cambiamento – il clima o l’altitudine, o un erbivoro che non è stato avvistato. Ma la correlazione era decisamente forte: le popolazioni che avevano subito azioni più intense di raccolta erano anche quelle che avevano sviluppato la maggiore capacità di confondersi tra i colori dell’ambiente circostante”. Jill Anderson, biologa presso l’Università della Georgia, definisce le conclusioni dello studio “un’ipotesi stimolante”, ma afferma che secondo lei sono necessarie ulteriori prove per essere sicuri che questa mimetizzazione sia causata dall’impatto umano.
In che modo la raccolta di questi bulbi avrebbe indotto la pianta a cambiare colore?
“L’uomo raccoglie le piante più visibili che trova più facilmente”, afferma Anderson. “Quindi non possono più riprodursi e contribuire alle generazioni successive; le piante mimetizzate invece riescono a completare il proprio ciclo vitale: si tratta di un processo di selezione naturale”. Nell’arco di una generazione o due, una popolazione di piante in un’area a raccolta intensiva potrebbe arrivare ad avere un corredo genetico con DNA prevalentemente grigio e marrone ed è possibile che la Fritillaria delavayi si sia evoluta in un breve lasso temporale: essa impiega cinque anni per riprodursi.

FONTE: https://www.nationalgeographic.it/wildlife/2021/03/questa-pianta-molto-ricercata-si-sta-evolvendo-per-nascondersi-dal-suo-predatore

Michela Biccheri
Michela Biccheri

Nata a Gubbio nel marzo 1975 consegue il diploma tecnico di “Perito aziendale e corrispondente in lingue estere” presso l’ITIS. Laureata in Scienze Politiche -Politico internazionale- discutendo la tesi “I tredici giorni della Crisi di Cuba” relatore prof. Fulvio D’Amoja, si avvicina al giornalismo scrivendo per “La Fonte” e collaborando con la redazione de “L’Eugubino”, collaborazione che dura da 13 anni. Ha lavorato in uno studio medico fino alle maternità. Dal 2016 lavora presso l’Associazione Maggio Eugubino per la quale gestisce le attività di segreteria, di comunicazione e gestione del personale. Si interessa di politica, di giornalismo, di lettura e del bene della città in cui vive e in cui vive la sua famiglia e gli amici e per la quale partecipa attivamente al volontariato cittadino che mira alla valorizzazione e salvaguardia della storia e delle memorie, avendo forti sentimenti per le tradizioni e al contempo intrattiene rapporti con l’estero e con il resto dell’Italia anche nel quadro dell’attività turistica.