Plastica usa e getta

Secondo Greenpeace i supermercati italiani ne usano troppa

L’indagine “Carrelli di Plastica” boccia le grandi catene: manca un piano concreto per ridurre l’impiego di plastica monouso e favorire il riciclo.

plastic-waste-3962409_1280-in
Foto di Stefan Schweihofer da Pixabay

Quando si parla di sostenibilità e tutela ambientale le scelte individuali giocano un ruolo cruciale, poiché migliaia di piccole azioni quotidiane possono avere un impatto assai rilevante in termini di riduzione degli sprechi e dell’inquinamento. Tra i comportamenti su cui intervenire c’è sicuramente l’utilizzo di plastica usa e getta: stando ai dati più recenti diffusi da Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale), metà degli imballaggi in plastica immessi al consumo nel nostro Paese finisce bruciata negli inceneritori, smaltita in discarica o dispersa nell’ambiente.

Noi consumatori siamo quindi chiamati a fare la nostra parte, ma quali opzioni abbiamo a disposizione quando andiamo a fare la spesa?

Greenpeace, insieme a Il Fatto Quotidiano, ha stilato una classifica poco lusinghiera dei principali supermercati italiani, basata sulle valutazioni relative ai dati del 2021. I bassi punteggi ottenuti derivano dalla mancanza di un piano concreto per ridurre la plastica monouso e, al contrario, aumentare la vendita di prodotti con sistemi di riuso e ricarica.

L’indagine “Carrelli di Plastica” ha visto coinvolte le principali insegne della Grande Distribuzione Organizzata operanti in Italia, rappresentative di oltre il 70% delle quote di mercato (Conad, Coop, Esselunga, Eurospin, Gruppo VéGé, Lidl, Selex e Sogegross). Le aziende hanno ricevuto un questionario e sono state valutate sulla base di tre criteri: la trasparenza, ossia la disponibilità a rendere nota la quantità di plastica impiegata; gli impegni volontari in materia di riduzione degli imballaggi e dei contenitori in plastica, come l’incremento di prodotti ricaricabili o sfusi e il ricorso a materiale riciclato; infine, il supporto ad iniziative politiche, come l’introduzione del sistema di deposito su cauzione per i contenitori di bevande.

Di tutte le aziende valutate soltanto Selex ha ottenuto complessivamente una risicata sufficienza, grazie agli impegni assunti per ridurre del 30% la quantità di plastica utilizzata e incrementare la vendita di prodotti sfusi o con sistema di ricarica entro il 2025. Al contrario, per gli altri supermercati si registra la mancanza di una strategia di ampio respiro e con obiettivi a lungo termine. Alcune realtà – come Lidl e Coop – hanno avviato delle iniziative per diminuire l’impiego di imballaggi in plastica, ma le azioni in materia di riciclo e riuso risultano ancora carenti.

Esselunga e Lidl sono state le uniche a dirsi favorevoli all’introduzione del deposito su cauzione per i contenitori di bevande, un sistema che incentiva la raccolta e il riciclo della plastica (il consumatore paga una piccola somma aggiuntiva al prezzo della bevanda, somma che gli verrà restituita quando riporterà il contenitore vuoto presso il punto di ritiro). Questo sistema si è rivelato altamente performante in molti Stati europei, ma in Italia non è ancora entrato in vigore per la mancanza del relativo decreto attuativo.

Punto dolente il criterio della trasparenza, rispetto al quale Esselunga ha ottenuto sì il punteggio più alto, ma comunque un punteggio di appena 10,66 punti su 36. Fanalino di coda i Gruppi VéGé e Sogegross, che si sono rifiutati di rispondere al questionario e per i quali non è stato possibile reperire informazioni sufficienti sui loro siti web: la classifica finale li vede rispettivamente al penultimo e ultimo posto, con 1 e 0 punti sui 100 complessivi.

«I supermercati italiani, con la loro dipendenza dal monouso in plastica, non solo contribuiscono all’inquinamento dei mari e del pianeta, ma alimentano la domanda di idrocarburi come gas e petrolio, da cui si produce la plastica, aggravando la crisi climatica. Serve un rapido cambio di rotta, con l’attuazione di misure concrete e ambiziose per incrementare la vendita con contenitori riutilizzabili, a partire dalle aziende leader del mercato come Conad», dichiara Giuseppe Ungherese, responsabile della campagna Inquinamento di Greenpeace. «In un momento storico come questo è fondamentale adottare soluzioni meno impattanti come il riuso, che diventerà sempre più comune alla luce degli ultimi sviluppi legislativi in Europa».

Elena Nafissi
Elena Nafissi

Laureata con lode in Scienze Politiche presso l’Università Luiss Guido Carli, con una tesi in Diritto dell’Unione europea, dal titolo «Le misure restrittive dell’Unione europea nei confronti della Siria» (2014). Si specializza in Relazioni Internazionali presso l’Università Luiss Guido Carli, sempre con lode, con una tesi in Geografia Politica, dal titolo «Cambiamenti climatici, migrazioni e prospettive di sviluppo in Africa occidentale» (2017). Durante il percorso universitario partecipa al programma Erasmus presso l’Institut d’Etudes Politiques (IEP) di Strasburgo. Successivamente svolge un tirocinio patrocinato dal Ministero degli Affari Esteri presso l’Ambasciata Italiana in Costa d’Avorio. Prosegue la sua formazione con un Master in Studi Diplomatici presso la Società Italiana per l’Organizzazione Internazionale – SIOI (2018).