Skip to content

Bloodline Shrine: la voce come memoria e connessione nell’installazione di Meredith Monk

MMonk_BloodlineShrine_PeterSciscioli-(1)-cop
Meredith Monk, Bloodline Shrine, 2018, veduta dell’installazione – Foto di Peter Sciscioli

BOLOGNA – Il progetto Bloodline Shrine (2018) di Meredith Monk, curato da Caterina Molteni, è in programma dall’1 al 4 febbraio 2024 al Pio Istituto delle Sordomute Povere di Bologna e rientra nella dodicesima edizione di ART CITY Bologna, il programma istituzionale di mostre, eventi e iniziative speciali promosso dal Comune di Bologna in collaborazione con BolognaFiere in occasione di Arte Fiera.

Meredith Monk, compositrice, cantante, regista, coreografa e danzatrice statunitense, è riconosciuta tra le artiste più influenti del nostro tempo. Monk ha largamente indagato la vocalità come strumento musicale, indipendente dal testo, mostrandone l’infinita ricchezza formale.

Bloodline Shrine prende le mosse da una rivalutazione della voce come strumento espressivo al di là delle componenti di comunicazione linguistica, facendo leva sulla natura materica della voce, sulla sua essenza e rilevanza creativa.
“Nella voce ci sono infinite possibilità di timbro, struttura, carattere, genere, modalità di produrre suono – sostiene Monk – ho scoperto che in un’unica voce c’è l’uomo e la donna, tutte le età, le sfumature di un sentire di cui non riusciamo a trovare le parole”. Per l’autrice ogni voce custodisce la genealogia personale di ciascun individuo (Shrine è un santuario), la sua discendenza (Bloodline), la sua relazione immanente con le altre creature viventi e inorganiche, l’influenza di un paesaggio. Le nostre corde vocali sono muscoli con una propria memoria che nel canto torna a manifestarsi grazie alla collaborazione di respiro, diaframma, gesti vocali non verbali come “sospiri, sussurri, risate e varie risonanze della testa e del corpo”.

Installata nel dormitorio del Pio Istituto delle Sordomute Povere, Bloodline Shrine presenta un ensemble a cinque voci che esegue alcuni estratti dall’opera Cellular Songs (2018) a cui l’installazione faceva originariamente da accompagnamento. Il lavoro si compone di cinque monitor, uno per ciascuno degli interpreti che racconta la propria storia. Ad alternarsi sugli schermi, immagini di volti, antenati, radiografie mediche e dettagli fisici. Ciascuna voce svela la propria origine e il legame a ogni cellula biologica del corpo. La cellula, come già accadeva in Cellular Songs, diventa per Monk modello di cooperazione, di quel sistema di interdipendenza che dà forma a tutti gli esseri viventi e allo stesso tempo permette le figurazioni ritmiche (cellula ritmica). Corpi, discendenze e musica trovano qui rappresentazione nel loro essere sistemi complessi la cui esistenza e funzionamento sono possibili solo grazie alla partecipazione di più e microscopici elementi. La voce si mostra così come un “tempio”, un “sepolcro”, un canale espressivo che ricollega ogni persona a un mondo ancestrale senza tempo. Monk ci parla di una “lingua universale”, non codificata, che priva di parole, esprime la dimensione ineffabile che attraversa la realtà.

Fondato nel 1845 da monsignor Pietro Buffetti, il Pio Istituto delle Sordomute Povere nasce per dare stabilità e forma giuridica all’assistenza delle bambine e adolescenti affette da sordità e provenienti da situazioni disagiate. Dieci anni dopo la sua nascita, trova sede nell’immobile di via della Braina, un ex-convento di monache Servite, dove sono oggi visibili gli ambienti didattici, le stanze di direzione, il dormitorio e la sala, attrezzata di cuffie e microfoni in cui veniva applicata la tecnica riabilitativa fondata sui principi dell’oralismo. Quest’ultima consisteva nell’insegnamento della lingua parlata, facendo leva sui residui uditivi della bambine, incentivando lo sviluppo orale, per diverso tempo ritenuto del tutto compromesso (da qui l’appellativo, ormai obsoleto, di “sordomute”).

L’ingresso è gratuito.
Negli orari di apertura dei giorni ART CITY Bologna è garantito un servizio di mediazione culturale a cura del Dipartimento educativo MAMbo.

Meredith Monk (20 novembre 1942, New York) è una compositrice, cantante, regista/coreografa di opere liriche, opere musico-teatrali, film e installazioni; è una pioniera di quella che oggi viene chiamata “tecnica vocale estesa” e “performance interdisciplinare”. Monk crea opere che prosperano nelle intersezioni tra musica e movimento, immagine e oggetto, luce e suono, aprendo e intrecciando nuove modalità di percezione. La sua esplorazione innovativa della voce come strumento, come linguaggio eloquente in sé, espande i confini della composizione musicale, creando paesaggi sonori che portano alla luce sentimenti, energie e ricordi per i quali non ci sono parole.

Art City Bologna 2024 è promosso da
Comune di Bologna e BolognaFiere in occasione di Arte Fiera

Direzione artistica
Lorenzo Balbi

Con il coordinamento di
Settore Musei Civici Bologna – Area Arte Moderna e Contemporanea

Periodo
1 – 4 febbraio 2024

Sito web
artcity.bologna.it

Social media
Facebook Art City Bologna
Instagram @artcitybologna
#artcitybologna

FONTE: Ufficio Stampa Art City Bologna.

© 2006 - 2024 Pressitalia.net by StudioEMPI