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Sesta stagione di “Rocco Schiavone”

Presentata ieri alla stampa la sesta stagione dell’ormai celebre fiction “Rocco Schiavone”, coproduzione Rai Fiction – Cross Productions e Beta...

Presentata ieri alla stampa la sesta stagione dell’ormai celebre fiction “Rocco Schiavone”, coproduzione Rai Fiction – Cross Productions e Beta, che ormai è un tutt’uno con la voce ed il volto del talentuoso Marco Giallini, mattatore anche dell’odierno incontro con la stampa. 

Come sempre, anche i nuovi episodi sono tratti dai romanzi e dai racconti brevi di Antonio Manzini, editi in Italia da Sellerio, sceneggiati dallo Stesso Manzini insieme con Maurizio Careddu e Marco Dell’Omo, con la regia (per la quarta volta consecutiva) di Simone Spada.

Tra gli altri, al fianco di Marco Giallini troviamo Claudia Vismara, Lorenza Indovina, Paolo Bernardini, Christian Ginepro, Valeria Solarino, Massimiliano Caprara, Gino Nardella, Massimo Reale, Filippo Dini, Massimo Olcese, Francesco Acquaroli, Tullio Sorrentino e Mirko Frezza, consolidando in larghissima parte il cast storico delle precedenti stagioni.

Per quei pochi che non conoscono già Rocco Schiavone (peraltro, nelle ultime settimane sono state replicate tutte le prime cinque stagioni su Rai Premium), ricordiamo gli aspetti basilari.

Rocco Schiavone è un vicequestore in forza alla Polizia di Stato, romano fin nel midollo, che si ritrova a dover svolgere le sue funzioni nella città di Aosta. Schiavone è sarcastico, nel senso più romanesco del termine, maleducato, cinico quanto basta; odia il suo lavoro, soprattutto odia Aosta. Però ha talento da vendere. Trasferito nel capoluogo valdostano per motivi disciplinari, è un uomo con un senso etico tutto personale, che raramente coincide con quello che un poliziotto dovrebbe avere. È simpaticamente sboccato, brusco e le sue azioni spesso esondano i margini della legalità. Un uomo con un passato oscuro, con molti scheletri nell’armadio. Nato a Trastevere negli anni ’70, in un piccolo appartamento in via delle Mantellate, quando il pittoresco quartiere romano non era ancora meta dei turisti e degli investitori americani, figlio di operai, Schiavone è cresciuto per strada giocando a guardie e ladri con i suoi amici del cuore, Sebastiano, Furio e Brizio. Col tempo i suoi amici sono rimasti ladri, lui invece è diventato guardia. Ma questo non ha intaccato il loro affetto e soprattutto il rispetto reciproco. Insomma, Rocco Schiavone è sì un poliziotto, ma tutto di lui farebbe dire il contrario. C’è solo una persona al mondo che riesce a penetrare la scorza dura che Rocco si è costruito intorno: Marina, sua moglie. O meglio, la donna che era sua moglie. Che lo è stata fino al 7 luglio 2007, giorno terribile nella vita di Rocco, nel quale la sua esistenza ha cambiato rotta, si è incrinata e, come un vaso di valore, non ha più potuto riprendere lo splendore di un tempo. Ma Marina continua a vivere nella mente di Rocco, che la vede viva e più bella che mai accanto a sé tutte le sere quando torna a casa. E la presenza della donna è l’unica cosa che rende sopportabile a Rocco la vita ad Aosta; l’unica cosa che riesce, in qualche modo, a colmare la nostalgia per Roma, per gli amici di sempre, per la sua vecchia vita.

Vediamo insieme la sinossi di questa sesta stagione.

Per Rocco Schiavone non è facile tornare a svolgere i propri compiti di vicequestore di Aosta, soprattutto da quando deve convivere con la consapevolezza del tradimento dell’amico Sebastiano, responsabile della morte della moglie Marina. Rocco è intrappolato in una solitudine profonda e spesso sente di doversi caricare il peso del mondo sulle spalle. Così, per sfuggire al proprio passato, si butta nel lavoro occupandosi della morte di un giovane precipitato da un burrone in alta montagna. La dinamica del presunto incidente non convince Rocco che indaga su tre giovani altolocati in vacanza con la vittima che nascondono la verità sull’accaduto. Ma Rocco, abituato a districarsi tra le bugie, scova il colpevole rapidamente, giusto in tempo per correre verso per la capitale dove lo attendono per testimoniare al processo contro Mastrodomenico, il dirigente degli Interni implicato nell’affaire Baiocchi. Rocco si trova così di nuovo faccia a faccia con i propri fantasmi: con il ricordo della morte di Marina, con il tradimento dell’amico Sebastiano e con il doppio gioco dell’ispettrice Rispoli, di cui si fidava e che rivede in tribunale dopo molto tempo.

Con il cuore pesante, Rocco cammina per le strade della sua città che ora gli sembra estranea e anche il ritrovo con gli amici di sempre, Brizio e Furio, non ha più lo stesso sapore. Furio, infatti, sconvolto dalla verità su Sebastiano, desidera vendetta ma Rocco lo esorta a lasciar perdere. Di ritorno ad Aosta, Schiavone viene subito chiamato sul campo: nel bosco di Saint Nicolas sono state rinvenute ossa appartenenti a un bambino. La scoperta scuote tutta la squadra che si dedica anima e corpo alle indagini per dare un nome a quei resti. Perfino l’agente Italo Pierron si dà da fare, nonostante da tempo trascuri il proprio lavoro a causa del gioco d’azzardo, il losco giro di partite truccate che lo ha trasformato da vittima a carnefice. Rocco, infatti, non si fida più di lui, convinto che prima o poi Italo farà una brutta fine.

Dopo giorni di lavoro, finalmente, si scopre l’identità del bambino: Mirko Sensini, scomparso da Ivrea sei anni prima. La notizia sconvolge la madre, Amalia, e lo zio, Roberto. Le indagini si concentrano sulla pista di una violenza subita dalla vittima e gli agenti scandagliano la fitta rete di chat pedofile online in cerca di un collegamento con Mirko. Decifrare quelle conversazioni e svelare le identità degli utenti è cruciale per trovare i responsabili.

Tuttavia, la distanza temporale rende il caso molto complesso, così Rocco e Antonio decidono di recarsi a Ivrea per ricostruire gli ultimi spostamenti di Mirko, confrontandosi anche con lo zio.

Grazie alla collaborazione di tutta la squadra e ad alcune brillanti intuizioni di Schiavone, i colpevoli di questo crudele omicidio acquistano un volto, ma perfino l’epilogo della vicenda si rivela sconvolgente.

Rocco avrebbe bisogno di staccare e riprendere fiato dopo la risoluzione di un caso del genere, ma viene raggiunto da una telefonata improvvisa di Brizio che gli comunica che Furio è partito per il Sudamerica alla ricerca di Sebastiano. Temendo il peggio, Rocco e Brizio non hanno altra scelta che partire anche loro nella speranza di trovare Furio prima che sia troppo tardi.  In un paese straniero, con pochi contatti e indizi, non è facile mettersi sulle tracce dell’amico misteriosamente scomparso, così Rocco deve appellarsi alle proprie capacità investigative per venirne a capo.

Quando finalmente i tre amici si riuniscono, decidono di finire il viaggio insieme. Di nuovo in viaggio, Rocco è consumato da pensieri e dubbi. Un’amara malinconia lo pervade e si domanda se riuscirà, questa volta, a chiudere per sempre con il proprio passato.

Il primo dei quattro episodi che compongono questa nuova stagione, e che è quello che andrà in onda stasera su Rai 2 alle 21.25, si intitola “La ruzzica de li porci”. Vediamo insieme anche la sinossi specifica di questo primo episodio.

Il vicequestore Rocco Schiavone torna alla sua vita nella gelida Aosta. Ma il suo animo è appesantito dalla scoperta del tradimento di Sebastiano, responsabile della morte di Marina e membro della banda di Mastrodomenico, il dirigente degli Interni ora sotto processo a Roma. Alla vigilia della propria testimonianza in tribunale, Rocco non si sottrae al lavoro.  Le “rotture di coglioni di decimo livello”, infatti, non mancano e Rocco indaga sulla morte di un giovane in alta montagna. Tallonato dall’imminente partenza per Roma, Rocco deve districarsi tra le bugie miste alle buone maniere di tre giovani altolocati in vacanza con la vittima. Ma le apparenze non lo ingannano e Rocco scava oltre la superficie delle cose per risolvere l’omicidio. Una volta a Roma, Schiavone affronta il proprio passato in aula: Mastrodomenico, Sebastiano, Marina e perfino l’ispettrice Caterina Rispoli. Intanto, ai piedi del Monte dei Cocci, viene rinvenuto un corpo senza vita e sul caso indaga la vecchia squadra romana di Schiavone. Ancora scottati dalla verità su Sebastiano, Brizio e Furio si arrovellano. Quest’ultimo vorrebbe vendicarsi ma Rocco lo dissuade. In occasione del Carnevale, tra vecchi affetti ed i fantasmi di sempre, Rocco saluta quella vita che non gli appartiene più e si arrende alle ferite che porterà per sempre con sé.

Alcune tra le dichiarazioni rilasciate dal regista della serie, Simone Spada.

“Per essere giovani, veramente giovani ci vuole tempo”, cosi diceva Pablo Picasso. Se penso alla sesta stagione di Rocco Schiavone che abbiamo girato quest’anno penso che questa frase possa racchiudere il senso di quello che abbiamo fatto. Per me è la quarta stagione di Rocco come regista e mai come questa volta ho sentito la ‘leggerezza’ della saggezza e dell’esperienza che tutti noi, attori e collaboratori artistici abbiamo maturato con l’età e gli anni. Il viso di Giallini sempre più ’ciancicato’, stropicciato, consapevole, svogliato e vigile, mobile e fermo ne è la dimostrazione più tangibile. Questa sesta è una stagione particolare, forse per me la più difficile e per questo è stata una meravigliosa sfida perché complessa. Una stagione nella quale si mantengono le linee guida del protagonista e dei luoghi che lo circondano, dei personaggi e della narrazione che tanto piace al nostro pubblico ma che allo stesso tempo ci ha portato a muoverci molto, a spostarci, a creare un dinamismo di immagini e luoghi che arricchisce decisamente ‘il viaggio’ di Schiavone e lo rende per questo ‘giovane’. Rocco stupisce sempre ed invecchiando si rinnova, sembra non accontentarsi mai anche quest’anno e non solo per la diversità dei casi verticali, che mi hanno permesso di raccontare un Rocco che ha a che fare con un’umanità variegata, dolorosa, a volte ripugnante ma anche per i luoghi, dagli immancabili boschi innevati della Valle d’Aosta, agli chalet in alta quota raggiungibili solo in elicottero, fino a Roma, a Ivrea e all’incredibile Sudamerica. Il Rocco di questa stagione è fatto di tanti conflitti e sfumature interiori: ferito, stanco, in lotta con la malinconia dei ricordi, l’amore di Marina, silenzioso ma sofferente per il tradimento dell’amico Sebastiano che ci regalerà uno dei migliori finali di stagione che abbiamo mai raccontato. Rocco vorrebbe sedersi e sparire, ma diventa straordinario perché non lo fa mai, perché sa che l’unico modo che ha di andare avanti è fare quello che deve e sa fare anche quando l’ennesimo “decimo livello” è dietro l’angolo. E allora butta la sigaretta, la spegne sotto la suola delle Clarks, si infila le mani nel loden, probabilmente sbuffa e si ributta nel mondo.

Simone Spada conclude con l’augurio di “Buona visione” a tutti, anche a nome di tutto il bel cast.

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