L’eclettico naif di Nardelli

GubbioGUBBIO (PG) – Via Margutta a Roma è sempre stata fucina di artisti ed artigiani. Una delle più importanti vie romane, dove l’arte e la cultura sono sempre state al centro della vita fin dal 600; tutt’ora, non mancano botteghe artigiane, studi di artisti, gallerie d’arte e centri per l’esposizione. Insomma un cuore d’arte nella città eterna. È qui che l’artista Eugubino Pietro Nardelli, espone in una permanente, negli spazzi di Serra, ed in una mostra dedicata ai 100 pittori di Via Margutta. Pietro, origini e forte attaccamento a Gubbio, trasferito con la famiglia a Roma, inizia il suo lavoro artistico, tra i salotti culturali e le botteghe di artisti degli anni 60. Ma l’ispirazione, come lui stesso afferma in modo perentorio, glie l’ha data Gubbio, L’Umbria, la città di San Francesco, l’attaccamento alle sue origini, alle origini di un insieme di valori, come dire, eterni. Al di là dei valori e dei sentimenti, la sua personalità si rivolge tutta alla ricerca. Una ricerca sia spirituale che di concetti, una ricerca formale e di materiali, che lo portano a cercare, sperimentare, inventare, tra stucchi, gessi, tele e colori, il suo studio laboratorio, a Gubbio, sembra quasi una sala operatoria. Insomma, quasi un moderno Leonardo, non si accontenta della tela e del colore, non si accontenta del materiale da scolpire. Deve trarre fuori l’anima e l’essenza della vita, la sua interiorità, la metafisica morale e la sapienza alchemica che stanno dietro al materiale stesso, e si formano attraverso la ragione, la conoscenza, la ricerca. Tutto questo esprime in pieno la sua personalità eclettica, come la sua arte. All’interno di un quadro tutto ambientato in un convento, non possiamo solo ritrovarci il senso austero di preghiera, ma di vita ed individualità espressa dai suoi personaggi, dal loro esprimere il tempo o anche solo quell’ora et labora della regola Benedettina. Insomma, lavoro e anima, religione e ricerca. Un’arte che attraversa i secoli e lo spazio, ma riesce sempre ad essere fedele all’artista. La sperimentazione per lui è tutta fatta di intima e personale ricerca si condensano nei personaggi e negli spazzi che essi occupano. A volte in una prospettiva quasi accennata, altre volte in segni di interni o negli oggetti utilizzati, come a divenire una metafora del lavoro stesso dell’artista. Un colpo d’occhio formidabile, che nella sua semplicità di espressione, racconta tutta una filosofia e un territorio nascosto e inesplorato: un invito ad andare oltre l’apparenza, che non disturba e non insiste. Come la pacatezza dei frati, capaci di aprirti la porta dello spirito. E così lui. È così la sua personalità, capace di darti molto, di lasciarsi intravedere, di nascondere le apparenze e lasciare dei segni, ma sempre attraverso il colpo d’occhio del colore, dei movimenti, delle persone che animano i suoi quadri, lontani dalla staticità, ma tutto è un movimento continuo, una ricerca dell’oltre, un salire, tutto un correre evidente. La ricerca di stile e di metafora, si accompagna alla ricerca dei materiali utilizzati. Una ricerca di chimica, materia e tempo. Non è facile mettere tutto insieme, e amalgamarlo con lo spirito. Forse solo un vero alchimista può riuscirci. Oppure un metafisico, puro, come lui ama definirsi. Oppure un metafisico eclettico, che va fuori da qualsiasi schema o rigore, fuori da qualsiasi ambito di fisica. Eppure sa rendere la realtà dei fatti, la realtà della vita. Gli ambienti colti della Roma degli anni della sua giovinezza, gli hanno lasciato senza dubbio il segno, un segno che lui è stato capace di portare oltre e reinterpretare, senza dimenticarlo. Artista Naif Metafisico, espressione sua, fin dagli anni ’60, e da allora non si è più fermato. 35 personali tra Roma, la galleria Frau, nelle sale di alcuni Ministeri, alla FAO e ambasciata americana, Firenze, Milano, nei prestigiosi musei, gallerie d’arte, centri per l’arte e centri espositivi; in mostre permanenti o personali o collettive. 26 mostre internazionali: Parigi, Dublino, Canada, Nuova Zelanda, New York.