Istat: in Italia la pandemia ostacola gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite

Secondo il Rapporto SDGs 2021 cala il numero degli indicatori in miglioramento. I punti più critici riguardano la lotta alla povertà, l’occupazione e la parità di genere. Segnali incoraggianti si osservano invece in materia di tutela ambientale ed economia circolare

Istat - Rapporto SDGs 2021L’Istituto nazionale di statistica (Istat) ha diffuso il Rapporto SDGs 2021, quarta edizione del rapporto sui Sustainable Development Goals delle Nazioni Unite, contenente le misure statistiche utili a monitorare l’implementazione dell’Agenda 2030 in Italia. Il quadro generale che emerge dal documento non è dei più incoraggianti: invece di accelerare in vista del traguardo finale, ormai non così lontano, la pandemia da Covid-19 ha spostato l’attenzione e canalizzato risorse verso nuove urgenze, causando qualche passo indietro nel raggiungimento dei 17 Obiettivi fissati dalla comunità internazionale in materia di sviluppo sostenibile.

In primo luogo, il Rapporto analizza la situazione del 2019 rispetto ai 10 anni precedenti: lo scenario che si delinea è sostanzialmente positivo, con il 60,5% degli indicatori in miglioramento, il 19,1% rimasto invariato e il 20,5% in peggioramento. La comparazione tra il 2020 e il 2019 mostra invece una brusca inversione di tendenza: gli indicatori in miglioramento scendono al 42,5%, mentre quelli in peggioramento salgono al 37% rispetto all’anno precedente.

Oltre al quadro d’insieme, l’analisi dell’Istat prosegue focalizzandosi sui singoli SDGs. Come noto, l’emergenza sanitaria ha investito anche l’economia, causando una contrazione del PIL dell’8,9% nel 2020. Gli effetti sul mercato del lavoro non si sono fatti attendere, con il tasso di occupazione sceso al 62,6% e il tasso di disoccupazione giovanile salito al 33,8%. Conclusioni altrettanto preoccupanti riguardando i SDGs relativi alla lotta alla povertà e alla fame. Il tasso di povertà assoluta è cresciuto fino al 9,4% nel 2020: ciò significa che oltre 5,6 milioni di individui vivono in Italia in condizioni di povertà assoluta. Questo dato si accompagna al peggioramento della situazione alimentare: sempre più famiglie dichiarano di non avere la possibilità, in certi periodi dell’anno, di acquistare cibo a sufficienza e di non riuscire a consumare un pasto adeguatamente proteico almeno due volte a settimana.

Uno degli Obiettivi più gravemente compromessi dalla pandemia è senza dubbio quello relativo alla parità di genere. Il primo dato in peggioramento riguarda il numero delle donne che si sono rivolte al numero verde 1522 perché vittime di violenza: mentre nel 2019 erano circa 27 ogni 100.000, nel 2020 sono passate ad oltre 49 ogni 100.000. Un altro dato negativo riguarda il tasso di occupazione delle donne di età compresa tra 25 e 34 anni, con figli in età prescolare. La ripartizione delle cure domestiche continua a essere squilibrata a sfavore delle donne: nel 2020 la stima dell’indice di asimmetria nel lavoro familiare si mantiene sostanzialmente stabile al 62,8%, un valore ancora superiore al 50% che rappresenta l’equa distribuzione.

Segnali positivi arrivano invece dalla tutela dell’ambiente e in tema di sostenibilità. Prosegue la diminuzione del volume delle emissioni di gas serra, con un’ulteriore riduzione del 2,8% rispetto all’anno precedente. Aumenta la copertura forestale del nostro Paese e rallenta invece il consumo del suolo. In meno di dieci anni la preoccupazione delle famiglie per i cambiamenti climatici è passata dal 63,3% del 2012 al 70% del 2020. Continuano anche i progressi in materia di circular economy: aumenta il dato sull’utilizzo circolare dei materiali, sul riciclaggio e sulla raccolta differenziata dei rifiuti urbani.

Dal Rapporto Istat emerge infine un netto divario territoriale nel raggiungimento dei SDGs: la mappa regionale dello sviluppo sostenibile mostra il vantaggio consolidato delle regioni del Nord-Est rispetto alle aree meridionali e insulari. In particolare, nelle province autonome di Trento e Bolzano più del 40% degli indicatori si trova nel quinto quintile, quello più virtuoso, mentre in Sicilia quasi il 60% degli indicatori si trova nel primo quintile, quello più svantaggiato.

Punto cruciale del Rapporto Istat è il tentativo di tracciare una prima mappatura delle rispondenze tra i 17 SDGs delle Nazioni Unite e le 6 Missioni del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Digitalizzazione, innovazione, competitività, cultura e turismo; Rivoluzione verde e transizione ecologica; Infrastrutture per una mobilità sostenibile; Istruzione e ricerca; Coesione e inclusione; Salute). Si tratta di un tentativo importante nell’ottica di delineare un quadro integrato delle fragilità e delle necessità del nostro Paese, anche al fine di razionalizzare gli obiettivi dell’azione politica dei prossimi mesi e rilanciare l’implementazione dell’Agenda 2030.

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