Clima, ambiente ed energia

Anche la cooperazione allo sviluppo può (e deve) fare la sua parte

A Coopera 2022 il Ministro Cingolani insiste sulla necessità di abbattere le disuguaglianze globali per una vera transizione ecologica e sull’importanza del trasferimento tecnologico. Il ruolo della finanza per lo sviluppo con Baldini di Cassa Depositi e Prestiti. Focus sull’Africa con Bonaglia dell’Ocse, La Camera di Irena e Vigotti di Res4Africa.

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Ministro Cingolani interviene a Coopera 2022

Mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici, tutela della biodiversità, decarbonizzazione e sicurezza energetica sono tutte sfide che ci troviamo ad affrontare in questo difficile momento storico. Come ha ricordato il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in apertura della conferenza Coopera 2022, «in un mondo interconnesso non esistono soluzioni locali a sfide globali». Per questo le questioni climatiche, ambientali ed energetiche devono essere affrontate ad ogni livello, non solo governativo ma anche decentrato. I progetti di cooperazione allo sviluppo diventano in questo senso cruciali per arrivare dove i Governi non riescono.

Della centralità di questi temi per la cooperazione allo sviluppo si è parlato in occasione del panel dedicato al Pianeta, quarta «P» dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, nell’ambito della seconda Conferenza Nazionale della Cooperazione allo Sviluppo, convocata a Roma il 23 e 24 giugno dal Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.

Il primo a prendere la parola è stato il Ministro della Transizione Ecologica, Roberto Cingolani, a giudizio del quale una vera transizione ecologica è possibile solo con un drastico abbattimento delle disuguaglianze globali: i paesi più ricchi sono infatti anche quelli che inquinano di più. Un aspetto cruciale è per questo il processo di innovazione tecnologica e il trasferimento di questa nuova tecnologia verso i Paesi meno sviluppati, la cui crescita economica deve essere sostenuta da un modello energetico diverso da quello finora adottato dai Paesi avanzati perché troppo inquinante. Gli obiettivi di carbonizzazione sono ancora raggiungibili, ha detto Cingolani, ma le ripercussioni della guerra in Ucraina, soprattutto in termini energetici, rischiano di allontanare molti Paesi dagli impegni precedentemente assunti. Per quanto riguarda l’Italia, il Ministro ha assicurato la volontà di tener fede all’impegno di tagliare le emissioni del 55% entro il 2030, mentre per capire cosa succederà a livello internazionale bisognerà aspettare la COP27 che si terrà a novembre in Egitto.

Dopo il ministro Cingolani è intervenuta Antonella Baldino, direttrice del dipartimento cooperazione internazionale allo sviluppo di Cassa Depositi e Prestiti (Cdp). Baldino ha ricordato che attualmente il 50% degli interventi di Cdp sono di finanza climatica, ossia finanziano programmi e progetti ad elevato impatto ambientale. L’impegno di Cdp per la transizione ecologica e lo sviluppo sostenibile è dimostrato anche dalla sua adesione alla coalizione internazionale “Finance in Common”, alla quale partecipano oltre 500 Banche Pubbliche di Sviluppo. Secondo Baldino, le banche di sviluppo possono giocare un ruolo di avanguardia, aprendo la strada ad interventi di finanza tradizionale.

L’Africa è stata il focus degli interventi di Federico Bonaglia, vice direttore del Centro Sviluppo dell’Ocse, Francesco La Camera, direttore di Irena, e Roberto Vigotti, della fondazione Res4Africa. Bonaglia ha ricordato le difficoltà a cui va incontro il continente, che rischia di perdere 15 punti del Pil a causa del cambiamento climatico ma in cui è difficile investire perché mancano mercati finanziari sufficientemente sviluppati e regole certe che tutelino gli investitori. Eppure, secondo La Camera, l’Africa potrebbe svolgere un ruolo centrale per la rivoluzione delle rinnovabili. Nel lungo periodo, infatti, la guerra in corso potrebbe avere un impatto positivo e cioè quello di incentivare le fonti di energia rinnovabili: «Le rinnovabili non sono solo la forma di energia più economica del pianeta, portano occupazione e hanno il più elevato impatto sul Pil, ma ora hanno dimostrato un altro valore aggiunto: rendono i Paesi più indipendenti dalle fonti fossili» ha detto La Camera ribadendo che in questo settore il continente africano potrà giocare un grande ruolo. Nel frattempo, serve accelerare sui progetti di cooperazione per l’elettrificazione e la creazione di comunità energetiche e impianti domestici diffusi. «Serve anche creare consapevolezza sulle opportunità in Africa», ha concluso Roberto Vigotti, segretario generale della fondazione Res4Africa. Altrimenti il continente rischia di rimanere un’opportunità mancata per il mondo industriale italiano, restio ad essere coinvolto in investimenti e progetti di sviluppo che potrebbero rivelarsi mutualmente vantaggiosi.

Elena Nafissi
Elena Nafissi

Laureata con lode in Scienze Politiche presso l’Università Luiss Guido Carli, con una tesi in Diritto dell’Unione europea, dal titolo «Le misure restrittive dell’Unione europea nei confronti della Siria» (2014). Si specializza in Relazioni Internazionali presso l’Università Luiss Guido Carli, sempre con lode, con una tesi in Geografia Politica, dal titolo «Cambiamenti climatici, migrazioni e prospettive di sviluppo in Africa occidentale» (2017). Durante il percorso universitario partecipa al programma Erasmus presso l’Institut d’Etudes Politiques (IEP) di Strasburgo. Successivamente svolge un tirocinio patrocinato dal Ministero degli Affari Esteri presso l’Ambasciata Italiana in Costa d’Avorio. Prosegue la sua formazione con un Master in Studi Diplomatici presso la Società Italiana per l’Organizzazione Internazionale – SIOI (2018).