Siccità, dai fiumi italiani in secca riemerge la Storia

L’abbassamento del livello delle acque fluviali ha riportato alla luce resti archeologici anche molto antichi e cimeli della Seconda guerra mondiale

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Ponte Neroniano Fiume Tevere

È purtroppo una siccità da record quella che si è abbattuta quest’anno sull’Italia, specialmente sulle regioni del Nord. Il prolungato periodo senza precipitazioni ha causato un drastico abbassamento del livello di molti corsi d’acqua, per alcuni tratti completamente asciutti, con gravi ripercussioni sull’approvvigionamento idrico delle zone interessate, costrette in alcuni casi a razionare il consumo d’acqua. Allo stesso tempo, dai letti dei fiumi in secca sono riemersi molti oggetti che erano stati inghiottiti e di cui si erano perse le tracce (ma non la memoria). Oltre a spazzatura e rifiuti ingombranti, sono tornati alla luce anche resti archeologici di valore e diversi cimeli della Seconda guerra mondiale.

Il Po, che questa estate ha dovuto affrontare la più grande crisi idrica degli ultimi settant’anni, è il fiume italiano presso il quale vi sono stati più ritrovamenti.

A Sermide, in provincia di Mantova, è riemerso un veicolo militare semicingolato in dotazione alle truppe della Germania nazista, probabilmente abbandonato nell’aprile 1945 durante la ritirata. La presenza del mezzo era nota agli abitanti più anziani della zona, ma nel tempo era diventata praticamente una leggenda, poiché nessuno era più riuscito ad avvistare il carro armato, sepolto dalle acque del Po. La storia del suo abbandono è probabilmente legata ad un altro ritrovamento avvenuto a poca distanza, quello del ponte di chiatte che collegava la sponda lombarda a quella veneta, da Sermide a Castelnovo Bariano, in provincia di Rovigo. Un ponte di barche di cemento costruito all’inizio del Novecento e rimasto operativo fino al 15 luglio 1944, quando gli Angloamericani decisero di distruggerlo per tagliare la strada ai rifornimenti destinati alle truppe tedesche. È proprio l’affondamento di questo ponte che, mesi dopo, potrebbe aver costretto i Tedeschi in ritirata ad abbandonare il semicingolato.

In provincia di Reggio Emilia, vicino al Comune di Gualtieri, la secca del Po ha fatto riemergere due bettoline, galleggianti di una cinquantina di metri che venivano usati per il trasporto di merci, probabilmente affondati da un bombardamento americano nel 1944. All’epoca, in questo tratto del fiume c’era una piccola isola, chiamata Isola degli Internati perché al termine del secondo conflitto mondiale fu data in gestione ad un gruppo di 15 ex prigionieri di guerra, tornati dai lager nazisti, per ricavarne legname da vendere. Oggi questo terreno non è più un’isola, bensì un’area naturalistica raggiungibile in bici.

Una Storia ancora più antica è riemersa altrove, ad esempio tra i Comuni di Canneto, in provincia di Mantova, e Calvatone, in provincia di Cremona, dove la siccità ha fatto riaffiorare dai fondali del fiume Oglio un sito di palafitte. Sulla base dei numerosi manufatti trovati in loco, in prima approssimazione il ritrovamento potrebbe risalire all’Età del Bronzo, all’incirca tra il 1800 e il 1600 a. C.

A Roma, il basso livello del Tevere ha reso ancor più visibili i resti dei piloni dell’antico ponte Trionfale, anche detto Neroniano, che si trova a ridosso del ponte Vittorio Emanuele II. Il nome “Trionfale” deriva dal fatto che su questo ponte passava la via Triumphalis, che procedeva fino a Veio, mentre il nome “Neroniano” sembra indicarne la costruzione durante l’epoca dell’imperatore Nerone, tra il 54 e il 68 d.C. Ogni estate l’abbassamento delle acque rendeva possibile intravederne le rovine, ma mai come quest’anno.

Risalenti all’epoca medievale sono invece i ritrovamenti avvenuti presso i fiumi Sesia e Adige: in Piemonte, nei pressi di Vercelli, sono riaffiorati i resti di un ponte e di bastioni difensivi; in Veneto, a Bonavigo (in provincia di Verona), sono riemerse le mura del castello Morando, costruito sotto il governo della famiglia Della Scala, tra il 1262 e il 1387. Nel primo caso i reperti vanno ad aggiungersi ad altri che erano già stati individuati in precedenza, mentre nel secondo caso si tratta di una scoperta del tutto inaspettata poiché si pensava che le antiche mura fossero andate perdute, trascinate via nei secoli dalla corrente dell’Adige.

Dal punto di vista storico e archeologico, è indubbio che tutti questi ritrovamenti costituiscano delle scoperte interessanti, ma non bisogna dimenticare che si tratta pur sempre della conseguenza di un fenomeno – quello della siccità – sempre più grave e dagli effetti devastanti sia per gli ecosistemi del pianeta sia per le nostre attività economiche, a cominciare dall’agricoltura.

Elena Nafissi
Elena Nafissi

Laureata con lode in Scienze Politiche presso l’Università Luiss Guido Carli, con una tesi in Diritto dell’Unione europea, dal titolo «Le misure restrittive dell’Unione europea nei confronti della Siria» (2014). Si specializza in Relazioni Internazionali presso l’Università Luiss Guido Carli, sempre con lode, con una tesi in Geografia Politica, dal titolo «Cambiamenti climatici, migrazioni e prospettive di sviluppo in Africa occidentale» (2017). Durante il percorso universitario partecipa al programma Erasmus presso l’Institut d’Etudes Politiques (IEP) di Strasburgo. Successivamente svolge un tirocinio patrocinato dal Ministero degli Affari Esteri presso l’Ambasciata Italiana in Costa d’Avorio. Prosegue la sua formazione con un Master in Studi Diplomatici presso la Società Italiana per l’Organizzazione Internazionale – SIOI (2018).