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Alessandro Cattelan: “La felicità sta nelle domande più che nelle risposte”

(Adnkronos) - Il conduttore dal 18 marzo su Netflix con 'Una semplice domanda', dove si trasforma anche in aspirante concorrente di 'X Factor'. In attesa di debuttare all'Eurovision Song Contesta da conduttore, con "un messaggio di pace".

Spero che questo programma generi domande. Gli incontri che ho fatto non danno una risposta sulla ricerca della felicità, direi che generano domande, sia negli interlocutori che ho avuto la fortuna di avere con me in questo viaggio, sia nel pubblico. È un programma umanistico, un programma di introspezione, quindi a volte sono sensazioni quelle che ti rimangono. Non sono necessariamente risposte. Sono sensazioni che fanno sì che le persone si pongano delle domande”. Alessandro Cattelan parla così all’Adnkronos di “Una semplice domanda”, il primo docu-show italiano di Netflix, in 6 episodi, prodotto da Fremantle, di cui è autore e protagonista. In uscita il 18 marzo su Netflix, in 190 Paesi, lo show sarà disponibile per i suoi 222 milioni di abbonati nel mondo. “Sinceramente sono curioso di chi potrà vederlo fuori dai nostri confini. Non ho idea di cosa potranno pensare”, sottolinea.

L’idea di questo nuovo show nasce in una sera d’estate da una riflessione di Alessandro Cattelan in risposta ad una domanda, solo in apparenza semplice, di sua figlia Nina, 10 anni: “Papà, come si fa a essere felici?”. “Ho una bella famiglia, sono in salute, ho un bel lavoro, dovrei sapere cosa sia la felicità. E allora perché mi ha messo in crisi quella che in fin dei conti è solo Una Semplice Domanda?”, si è chiesto Cattelan. Che alla ricerca di risposte ha viaggiato, in Italia e all’estero, condividendo esperienze uniche e incontri straordinari, spinto dal desiderio di scoprire di più su che ruolo giochino l’amore, la famiglia, la ricchezza, il dolore, la fede per ognuno di noi. Protagonisti insieme a lui dei 6 episodi disponibili sulla piattaforma Netflix dal 18 marzo sono: Roberto Baggio, Gianluca Vialli, Paolo Sorrentino, Geppi Cucciari, Francesco Mandelli ed Elio.

L’ambizione dello show è di intrattenere il pubblico anche parlando di temi molto delicati (felicità, famiglia, matrimonio, unione, dolore, malattia, spiritualità). Alla fine del programma cosa ti sei portato a casa? “Tante cose. Parlando con Roberto Baggio mi sono portato a casa una piccola ode alla riservatezza, che è una dote sempre più rara. Mi sono portato a casa una bella chiacchierata su un argomento che ci accomuna tutti ma che facciamo fatica ad affrontare, che è la morte, con Gianluca Vialli che sta vivendo un momento che genera moltissime domande. Mi porto a casa una serie di incontri con persone che fanno i conti con le scelte fatte e con le decisioni prese nella loro vita”.

In questo momento storico, questo programma assume un significato particolare? “Non necessariamente. La felicità è una necessità millenaria. Noi a volte abbiamo la tendenza a valutare il mondo solo per lo spicchio di storia che ci è concesso di vivere. Ma nella storia dell’umanità, che di momenti come quello che stiamo vivendo è piena, la domanda di felicità era presente prima di noi e lo sarà dopo di noi. Ovviamente questo è un momento che ci spaventa, che in larga parte facciamo fatica a comprendere e a motivare. Ci sembra tutto assurdo. Spero che come tutti i momenti di questo tipo della storia, passi e passi il più velocemente possibile”.

C’è una ‘prova’ molto particolare alla quale Cattelan si sottopone per la puntata finale di ‘Una Semplice Domanda’: dopo essere stato conduttore dell’edizione italiana per ben dieci anni si presenta da sconosciuto alle audizioni di ‘X Factor Ugheria’. “Nell’ultima puntata – racconta Cattelan – mi presento a ‘X Factor Ungheria’ come concorrente. Un momento divertente ma al tempo stesso emotivamente toccante. Perché nella prima puntata, parlando con l’analista che segue questa serie, gli espongo questa sensazione strana di essere consapevole che tutto ciò che ho dipende dal giudizio di sconosciuti nei miei confronti, da quello che pensa di me gente che in realtà non mi conosce e non ha mai passato del tempo con me. Quindi abbiamo pensato che la giusta metafora per concludere la serie fosse quella di un concorrente di X Factor che si presenta da perfetto sconosciuto davanti a quattro persone che lo devono giudicare in tre minuti. Mi sembrava la giusta conclusione di questo viaggio. l’esito dell’audizione? Lo saprete solo il 18 marzo guardando la serie”, sorride Cattelan.

Le tue figlie ti hanno fatto domande disarmanti anche sulla guerra? “Non molte. Ma la piccola (Olivia, 6 anni, ndr.) ha molta paura e ci chiede proprio di cambiare argomento quando ci sente parlare della guerra. Nina, invece, la più grande, mi ricorda me ai tempi della Guerra del Golfo: ne parlano molto a scuola, chiede, vuole sapere. Ma io non ho grandi risposte da darle sulle motivazioni, sul perché. Provo anche in questo caso a stimolare domande sulla natura umana, più che a generare facili risposte“.

Ora Una semplice domanda finale per te: quale messaggio speri possa partire dall’Eurovision a maggio? “Credo che l’Eurovision abbia sempre portato sul palco messaggi condivisibili. E credo sia un momento in cui la pace, che tendiamo a dare per scontata, manca. E in un momento in cui la pace manca, credo sia giusto ribadire la necessità della sua presenza. Quindi spero in un messaggio di pace“, conclude.

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Redazione Press Italia
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