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Ucraina, Mirabelli (ex Consulta): “Zelensky in Parlamento? Scelta consentita ma non obbligata”

(Adnkronos) - "Il filo rosso non è stato superato, la riunione non era cerimoniale ma informale, così come l'intervento del presidente ucraino. Ed è stata voluta non solo dai presidenti delle assemblee ma anche dai consigli di presidenza, quindi dall'intero parlamento"

Ignazio Cassis, presidente della Confederazione Svizzera, è stato fortemente contestato da alcuni partiti politici tra cui Udc per avere partecipato a Berna alla manifestazione per l’Ucraina insieme al presidente Volodymyr Zelensky in video collegamento. Zelensky è intervenuto martedì al Parlamento italiano. Alcuni considerano questi interventi del presidente ucraino incursioni illegittime. C’è un filo rosso che non va superato? Qual è? L’Adnkronos ne ha parlato con Cesare Mirabelli, presidente emerito della Corte Costituzionale che ha affermato: “Mi pare che la singolarità della situazione consenta, ma non obblighi naturalmente, questa scelta fatta in Italia, che, riterrei, non è stata solamente voluta dai presidenti delle assemblee ma anche dai consigli di presidenza, cioè dal parlamento nel suo complesso, nelle sue articolazioni”.

Il costituzionalista ha spiegato che “dal punto di vista della legittimità di questi interventi vale il diritto di ciascuno Stato. Non c’è una regola internazionale o comune. Per la Svizzera il problema che si è posto è quello della neutralità elvetica che è tradizionale, ma mi pare sia stata in qualche modo superata: neutralità rispetto ai conflitti, ma sanzione rispetto alla violazione di regole internazionali. Venendo al nostro ordinamento, la riunione in seduta comune con Zelensky in video collegamento può essere definita ‘informale’. La nostra Costituzione prevede infatti che le camere si riuniscano in seduta comune solo in alcuni casi quale ad esempio l’elezione del presidente della Repubblica…”.

E’ la prima volta che il Parlamento in Italia si è riunito in modo informale in seduta comune? “E’ avvenuto qualche volta, per occasioni particolari o visite illustri, per solennizzare alcune circostanze o omaggiare. Io ricordo ad esempio la visita di papa Giovanni Paolo II – risponde – La seduta comune per il video collegamento con Zelensky è avvenuta in una situazione straordinaria e eccezionale, non è in contrasto con la Costituzione. E’ comunque è un atto politicamente rilevante. Può apparire una novità: Draghi ha detto cose già annunciate o che farà, ha parlato di iniziative che il Governo può avere, che riguardano tuttavia decisioni – rimarca il presidente emerito – che dovranno essere assunte tramite una valutazione delle Camere. Il filo rosso dunque non è stato superato, ma la riunione non era cerimoniale e non è stato cerimoniale neanche l’intervento di Zelensky”.

Il presidente della Corea del Nord sarebbe invitabile? “Non saprei, ma mi sorprenderebbe molto, una cosa è invitare chi è aggredito un’altra cosa invitare un autocrate. Sarebbe un atto politico sbagliatissimo, contro l’indirizzo della politica costituzionale: invitare chi è in posizioni anti-democratiche e belliche è contro il nostro ordinamento”, conclude.

(di Roberta Lanzara)

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